Opere Biennale 2026
Antiga Monica (COD. 1)
Monica Antiga, nata nel 1969 e residente in provincia di Treviso, è pittrice e scenografa, attiva nella ricerca sulla materia e sul colore. Alla Biennale presenta La Maestà dell'Onda (2023), Mare Lunare (2024) e Veleggiando (2025). La Maestà dell'Onda celebra la forza primordiale dell'acqua, tra pittura e scultura dove le ondulazioni richiamano paesaggi aridi e rocce erose, mentre la trama del lino suggerisce un viaggio sospeso tra peso e libertà. Mare Lunare evoca un paesaggio interiore sospeso tra luce, silenzio, memoria e sogno, attraverso sabbie e pigmenti policromi; L'opera, nell'astrazione materica, non descrive ma evoca: un mare di memoria e sogno. È un approdo sospeso tra terra e cosmo, dove la pittura diventa meditazione ancestrale. Veleggiando esplora leggerezza e struttura, con superfici stratificate e materiche che suggeriscono movimento e libertà e un dialogo tra peso e permeabilità.
Attardi Letizia (COD. 2)
Letizia Attardi, nata nel 1966, disegna sin dall'infanzia e si dedica alla pittura da circa dieci anni, trasformandola in un linguaggio espressivo capace di dare forma alle emozioni e alle fragilità del presente. Alla Biennale presenta LuieL (2025), un'opera a olio su due pannelli che mette in scena la relazione primordiale tra maschile e femminile. Le due figure, apparentemente opposte per forza e sensibilità, incarnano i pilastri dell'umanità e ne rivelano l'equilibrio precario. L'opera vuole suggerire come solo l'amore, inteso come riconoscimento reciproco, possa restituire speranza e nuova linfa vitale a un'umanità attraversata da un tempo fragile.
Baldazzi Franco (COD. 3)
Franco Baldazzi nasce a Firenze nel 1969 e vive in provincia di Sondrio. La sua ricerca artistica si sviluppa attraverso una pittura materica e stratificata, che utilizza supporti e materiali eterogenei come veicolo di introspezione e riflessione spirituale. Alla Biennale presenta IO SONO (2025), un'opera complessa in tecnica mista che prende forma da un processo meditativo fatto di segni, punti e sedimentazioni visive in grado di rappresentare quel che l'artista definisce come "il viaggio della materia". Il lavoro si configura come una traduzione materica di pensieri e flussi interiori, in cui il concetto di "divino" non è dogma ma esperienza personale, legata all'ascolto profondo delle emozioni e alla ricostruzione della memoria come contenitore di vissuti interiori e rivelatori.
Baratto Marta (COD. 4)
Nata a Legnano nel 1984, Marta Baratto vive e lavora in Valtellina. Formata in scultura all'Accademia di Brera, approda alla pittura come spazio libero di ricerca, privilegiando grandi tele lavorate a spatola e una forte componente materica. Alla Biennale partecipa con Sirena, Riposo in rosso e Afrodite, opere che intrecciano mito, corpo e simbolo. Le figure emergono come presenze sospese tra salvezza e perdizione, corpi astratti che sfidano la forma e lo spazio rivelando stati emotivi intimi e profondi. È nella coesistenza di forze interne forti e apparentemente inconciliabili che l'opera trova il suo centro, suggerendo un equilibrio vitale nato dal compromesso e dalla comprensione reciproca.
Barbieri Grazia (COD. 5)
Nata a Bologna nel 1959 e diplomata all'Istituto d'Arte, Grazia Barbieri sviluppa una ricerca pittorica incentrata sulla figura femminile, intesa come presenza potente, reale e profondamente consapevole. Le sue opere indagano l'identità della donna attraverso uno sguardo diretto e penetrante, capace di instaurare un dialogo immediato con l'osservatore. Alla Biennale presenta Noli me tangere, Caterina e Geometrie n.5, opere che affrontano il tema dell'identità e dell'affermazione femminile attraverso linguaggi differenti. Dalla figurazione intensa, arricchita da elementi scultorei che superano il limite della tela, fino alla volontà di superare il confine della forma geometrica, il lavoro di Barbieri indaga il corpo e la donna come spazio di determinazione, libertà e risolutezza.
Barnia Eleonora (COD. 129)
Eleonora Barnia nasce a Roma nel 1978, dove si forma all'Accademia di Belle Arti. Alla pratica artistica affianca l'attività didattica come docente di Disegno e Storia dell'Arte. In Biennale presenta L'attesa – Il peso dell'assenza (2020), un acrilico su tela che riflette sulla dimensione sospesa che precede l'atto creativo. L'opera restituisce un tempo silenzioso e carico di tensione, in cui l'assenza diventa spazio fertile, soglia emotiva e mentale da cui può nascere l'immagine.
Belvedere Ciro Paolo (COD. 6)
Ciro Paolo Belvedere, nato nel 1970, vive e lavora sul lago di Como. Alla Biennale presenta Zebairon, Le Fantasie dell'Imperatrice e Figlio della fragilità. Un trittico che vede per primo la raffigurazione di una zebra che, attraverso la compresenza di strisce bianche e strisce nere, diviene simbolo di equilibrio tra luce e oscurità. Al seguito il potere femminile di un'imperatrice rappresentato secondo una particolare e significativa accezione: un potere raffigurato ed inteso come dominio dell'immaginario e della vita interiore che la regina riesce acquisire su di sé. Infine, la raffigurazione di un bambino dallo sguardo serio, avvolto in una carrozzina dal sapore gotico, simbolo della fragilità e della sacralità della vita.
Bergamaschi Simone (COD. 7)
Simone Bergamaschi, nato nel 1982 a Sondrio, è fotografo e artista visivo. La sua ricerca trasforma oggetti quotidiani in esperienze astratte e multiformi. Alla Biennale presenta Multiesposizione fotografica di un paio di sci anni '80 – 1 e Multiesposizione fotografica di un pattino per il ghiaccio. Entrambe le opere reinterpretano attrezzi sportivi invernali, trascinandoli su un terreno di visione e astrattismo. L'artista gioca con luce, forma e sovrapposizione fotografica per creare composizioni suggestive. Gli oggetti familiari diventano pretesti per esplorare percezione e memoria visiva. La serie invita lo spettatore a guardare oltre la funzione quotidiana degli oggetti. Bergamaschi mette in dialogo realtà concreta e immaginazione, creando immagini che sfidano la logica apparente.
Biaggi Roberto (COD. 8)
Nato nel 1959, Roberto Biaggi sviluppa una pittura figurativa che racconta la quotidianità senza mediazioni simboliche. In Biennale presenta Al mare, Life in Memphis e Dal finestrino, opere che fissano frammenti di vita ordinaria e li restituiscono con sincerità emotiva. Il suo linguaggio, che l'artista definisce "onesto", non cerca significati nascosti ma si affida alla capacità dell'immagine di evocare ricordi, atmosfere e stati d'animo condivisi.
Billo Livio (COD. 10)
Livio Billo nasce a Legnago nel 1952 e risiede nei pressi di Padova. Storico dell'arte, docente e pittore autodidatta, espone in ambito nazionale ed europeo ed è convinto della vitalità della pittura da cavalletto come linguaggio contemporaneo. Alla Biennale presenta Along the Stream (2025), un'opera che trasfigura il paesaggio alpino in una dimensione simbolica e contemplativa. La natura diventa luogo di elevazione spirituale, spazio di silenzio e ascolto in cui l'essere umano può ritrovare un contatto autentico con l'essenziale, un luogo d'incontro ed unione tra cielo e terra. La raffigurazione dell'artista mostra come l'ambiente montano possa ridare forza e pace allo spirito, offrendo serenità e ristoro all'animo umano, spesso turbato e affaticato dalla frenesia della "civiltà delle macchine".
Bologna Monica (COD. 11)
Monica Bologna, nata a Riccione nel 1971 e residente a Misano Adriatico, è un'artista contemporanea specializzata in bassorilievi materici su tela. Alla Biennale presenta Il ratto di Proserpina (2018), Divina (2019) e il dittico Afrodite (2024). Il ratto di Proserpina rende omaggio a Bernini, enfatizzando la forza e la passione del gesto con contrasti di luci e ombre. Divina esplora il settimo chakra, con un volto etereo e chiuso in raccoglimento, simbolo di spiritualità e connessione divina. Afrodite celebra il femminile, l'amore e il coraggio, con colori vividi e superfici materiche che evocano i flutti del mare e la bellezza classica. La sua tecnica stratifica pennello e spatola, combinando bassorilievo e pittura con foglia oro e argento. Le opere catturano l'istante con intensa forza emotiva, trasfigurando emozioni ed energia interiore. Attraverso l'arte Bologna esploro i chakra, la natura e la scultura classica, fondendo estetica e meditazione sulla materia creando immagini di grande impatto sensoriale e simbolico.
Bonalli Loredana (COD. 12)
Loredana Bonalli nasce a Teglio nel 1956 e porta in Biennale Antelao (2025), un'opera che nasce dall'osservazione del paesaggio dolomitico del ghiacciaio come monumento naturale da custodire. La rappresentazione della montagna e del ghiacciaio diventa altresì un monito visivo sulla crisi climatica in atto, trasformando il dato naturale in memoria e responsabilità collettiva.
Bonnie Kent Paul (COD. 13)
Nata nel 1949 e residente a Cattolica, Paul Bonnie Kent sviluppa dagli anni Ottanta una ricerca pittorica basata sulla scomposizione geometrica dell'immagine. In Biennale presenta Vaso con 3 mele e bottiglia, Tristezza e Bottiglia libro e caraffa, opere che richiedono uno sguardo attento e lento. Il soggetto si dissolve e riemerge attraverso linee e forme, invitando lo spettatore a ricostruire l'immagine originaria e a interrogarsi sul rapporto tra visibile e percezione.
Borra Federico (COD. 14)
Federico Borra, milanese classe 1962, diplomato in Tecniche Pittoriche e specializzato in incisione, partecipa alla Biennale con le opere Solitudini (Boxe a Milano) e Il coraggio dei brocchi (Boxe a Milano). I suoi lavori, ispirati alla celebre canzone di Pacifico, raccontano la boxe milanese degli anni '60 attraverso un'atmosfera in bianco e nero. Nella prima opera Borra rappresenta il pugile sconfitto come metafora dell'uomo emarginato, mentre gli spettatori anonimi accentuano una solitudine dal respiro collettivo. La luce della ribalta illumina il vuoto, metafora del sogno di gloria riservato a pochi. Un dramma esistenziale di lotta e di abbandono. Nella seconda opera al centro della tela vediamo le voci sovrapposte degli spettatori, dell'arbitro e dei secondi. Le tecniche miste, dall'acrilico su tela alle incisioni su plexiglass e zinco, amplificano la tensione emotiva e sociale.
Bovolo Daylight (COD. 15)
Architetto e pittrice lecchese, Daylight Bovolo partecipa alla Biennale di Sondrio QUID EST VERITAS e Crocifisso su fondo bianco n.2. È l'artista stessa a definire il proprio lavoro come una "ricerca iconoclasta tra visibile e invisibile", capace di mettere in crisi la percezione immediata e il rapporto con l'immagine sacra, fondendo tradizione iconografica e linguaggi contemporanei. Il lavoro si configura come un'indagine sulla verità, sul dolore e sul sacro, coinvolgendo attivamente lo spettatore in un'esperienza di confronto e riflessione.
Brancato Saro (COD. 16)
Saro Brancato, artista siciliano nato nel 1951, si forma all'Accademia di Brera e attraversa nel tempo diversi linguaggi, approdando alla digital art. In Biennale presenta Io sono antropocene e Davide e Golia, opere di forte impatto politico e sociale. In Io sono antropocene l'artista denuncia l'affermarsi di un modello antropologico fondato sull'egoismo, sull'indifferenza verso il cambiamento climatico, il benessere animale e la biodiversità, e sulla negazione dell'urgenza di uno sviluppo sostenibile. Ne emerge il ritratto di un uomo cinico sul piano etico, incapace di compassione, che alimenta dinamiche di sopraffazione e instabilità globale. In Davide e Golia, ispirato al celebre Davide di Gian Lorenzo Bernini (1623), Brancato rilegge il mito biblico alla luce dell'attualità geopolitica, interrogandosi su chi sia oggi il vero Davide e il vero Golia nel conflitto tra Palestina e Israele. L'opera solleva dubbi, evita semplificazioni e riafferma il principio che la Storia non si ripete mai in modo identico, ma muta nel segno dei rapporti di forza.
Brinafico Antonella (COD. 17)
Antonella Brinafico nata nel 1959 e residente in provincia di Sondrio, affida alla pittura un gesto istintivo e libero, in cui il colore diventa movimento e flusso emotivo. In Biennale presenta Riflusso (2022), un'opera in cui la materia cromatica si rincorre sulla tela senza inizio né fine, seguendo un ritmo interiore che esclude la razionalità e lascia emergere l'energia primaria del gesto.
Bucci Sandra (COD. 18)
Sandra Bucci, in arte Madafì, nasce nel 1975 e vive a Bologna. L'artista utilizza il bookfolding e la stripart come linguaggio artistico e civile, trasformando il libro da oggetto di lettura a corpo simbolico, ferito e ricomposto. La sua ricerca si fonda sul riuso della carta come strumento di memoria attiva, capace di dare forma visibile a storie negate, cancellate o volutamente rimosse. Con El precio de la libertad l'artista riassume il dramma dei Desaparecidos argentini tra il 1976 e il 1983: uomini e donne vittime di sparizioni forzate, tortura e morte, i cui corpi non sono mai stati restituiti alle famiglie, condannandole a un dolore senza chiusura e senza sepoltura. Attraverso tre libri trasformati, Madafì restituisce dignità a queste assenze, rendendo il vuoto stesso materia artistica.
Bulgarini Alessandro (COD. 19)
Nato a Brescia nel 1983, Alessandro Bulgarini sviluppa una "pittura filosofica" che intreccia simbolismo, archetipi e immaginazione. In Biennale presenta Ultimo bacio (all'idrogeno), Social-Ego (Vanitas 4.0) e Maternità, opere che affrontano temi urgenti come l'invadenza dei media, il narcisismo contemporaneo che ne consegue e l'amore che tenta di resistere tra le intemperie del presente. La sua pittura invita a una lettura stratificata, in cui l'immagine diventa veicolo di riflessione etica ed interiore.
Cacucciolo Marcella (COD. 125)
Marcella Cacucciolo, artista digitale nota come EllaMarc LAB, nasce nel 1973 e risiede in provincia di Bari. In Biennale presenta Breath (2025), un'opera che indaga il momento originario di ogni sfida: il respiro che precede il movimento, la luce che si espande dal centro come energia vitale, evocando concentrazione, presenza e forza silenziosa. Attraverso linee luminose e stratificazioni cromatiche, l'artista trasforma un gesto invisibile in esperienza sensoriale e contemplativa, catturando l'istante in cui l'idea si fa gesto e il limite si trasforma in possibilità.
Canali Alessandra (COD. 21)
Alessandra Canali nasce nel 1963 e vive a Valmadrera, in provincia di Lecco. Alla Biennale presenta Sole (2025), un'opera che si muove tra luce ed evanescenza. Lo sguardo, elemento centrale della sua ricerca, diventa veicolo di introspezione e rivelazione dell'anima, invitando a un'osservazione lenta e profonda. "E' una pittrice particolarmente sensibile e attenta a quelli che in ambito rinascimentale erano conosciuti come i 'moti dell'anima' – così scrive Alberto Moioli, direttore dell'Enciclopedia d'arte italiana –. Attraverso gli occhi e gli sguardi l'artista riesce a trasmettere emozioni e sentimenti, mai enfatizzati, mai palesemente dichiarati, bensì celati dall'intimità tipica di chi vive nella profondità delle proprie sensazioni.
Carcano Daniela (COD. 128)
Daniela Carcano nasce nel 1955 e vive a Cinisello Balsamo. Con formazione in Grafica Pubblicitaria, sviluppa un linguaggio espressivo da lei definito "figurativo emozionale" e dunque centrato sull'empatia e sulle percezioni interiori. Alla Biennale presenta Compassione (2025), opera a inchiostro e pastelli che mette in scena una figura femminile raccolta su se stessa, circondata da mani che confortano e da sguardi estranei e distaccati. Il lavoro esplora la duplice natura della compassione, sospesa tra bisogno di sostegno e indifferenza del mondo, invitando a riflettere sulla necessità di connessione umana.
Casali Laura (COD. 22)
Laura Casali nasce nel 1972 e vive a Roma. Neoartista contemporanea inizia la sua formazione al Liceo Artistico maturando degli interessi rivolti alla psicologia e all'inconscio. Alla Biennale presenta L'Incoronata (2025), un'opera in tecnica mista su juta in cui una figura femminile, apparentemente serena, è segnata da una corona di spine. La donna diventa simbolo di sacrifici, successi e insuccessi, mentre la tela accartocciata che lascia affiorare il telaio rivela le radici della nostra essenza più profonda. L'opera smaschera così l'inganno dell'apparenza, suggerendo che non tutto è come appare.
Casaretto Ilaria (COD. 23)
Ilaria Casaretto, nata nel 2000 e attualmente iscritta all'Accademia Lingustica di Belle Arti di Genova, sviluppa una ricerca intima legata alla memoria e alla fotografia familiare. Alla Biennale presenta Profondità senza confini, Montallegro ed E 'nt'a cä de pria chi ghe saià… (2025), opere che ritraggono cari amici dei genitori, alcuni dei quali deceduti, trasformando immagini private in narrazioni universali sul tempo, la perdita e il lavoro. La disposizione delle figure all'interno dello scatto assume un valore simbolico, alludendo al destino di ciascun soggetto, in particolare Profondità senza confini, titolo derivato da un'iscrizione su una lapide, rafforza il legame con la memoria e il lutto. Grafite e olio diventano così strumenti di omaggio e riconoscenza verso le proprie radici.
Casolini Liliana (COD. 24)
Liliana Casolini nasce nel 1946 e vive in provincia di Como. Da quarant'anni sperimenta materiali e tecnica ad olio, intrecciando materia, luce e memoria in una costante ricerca di armonia cromatica. Alla Biennale espone MelagraneO (2020) e Frammenti (2021), opere in cui stoffe, carte, semi, fiori e oli diluiti dialogano in modo delicato ed evocativo. Le melagrane carbonizzate di Pompei si trasformano in simbolo di rinascita e di vita restituita, dando forma a una pittura che accoglie la materia come presenza viva e generatrice di senso.
Cavaglià Matteo (COD.25)
Matteo Cavaglià, nato nel 1992 e residente a Monza, è un artista che, con lo pseudonimo Tris.To.Quads, esplora attraverso codici e algoritmi l'equilibrio tra rigore matematico e vibrante estetica cromatica. La serie Pre:Cycle utilizza fili digitali intrecciati per creare trame circolari e composizioni tridimensionali, trasformando la grafica digitale in un'esperienza visiva interattiva. Le sue opere, stampe su alluminio dibond, invitano a contemplare l'infinito nell'armonia geometrica. La ricerca di Cavaglià lega codice, memoria e identità in un dialogo continuo.
Cereda Donata (COD. 26)
Donata Cereda nasce nel 1959 e vive in provincia di Lecco. La sua ricerca indaga il paesaggio urbano attraverso una fotografia capace di trasformare l'usura in astrazione poetica. Alla Biennale espone Eco di un grido a colori e Memorie scomposte (2025), opere in cui la parete ferita diventa racconto: crepe, segni e colori sembrano urlare, sussurrare, ricordare. Il graffito emerge come un'eco ribelle che vibra ancora nel silenzio del cemento, mentre colore, strappi e collage costruiscono un dialogo vibrante tra tempo e spazio, restituendo frammenti di una memoria stratificata.
Chiezzi Pino (COD. 27)
Pino Chiezzi nasce nel 1943 e vive a Torino. Dopo una lunga carriera nell'ingegneria si dedica alla ricerca pittorica all'Accademia Albertina. Alla Biennale presenta il trittico Fare pittura (2008–2009), nato dall'osservazione dell'aula d'arte dell'Accademia e concepito come riflessione sul processo pittorico stesso. Il primo dipinto registra figurativamente cavalletti e opere in corso, colti in un momento di sospensione tra le sessioni di lavoro. In Fare pittura IV la verosimiglianza si dissolve: oggetti e spazi si smaterializzano e affiorano geometrie astratte che evocano scorci urbani. Fare pittura V concentra l'attenzione sugli spazi vuoti e sulle aperture, evocando passione, contraddizione e mistero attraverso il dialogo dei colori rosso, nero e bianco. La progressione dei tre quadri permette di rileggere l'intero ciclo come un'esperienza dinamica del fare pittorico e della trasformazione dello spazio e della percezione.
Ciapponi Paolo (COD. 28)
Paolo Ciapponi, nato nel 1963 a Morbegno, vive e lavora nella stessa città, esponendo in Italia e all'estero, tra cui Londra, Parigi, Venezia, Milano e Roma. Alla Biennale presenta Illusioni (2023), Dall'alto in basso (2022) e Ascesa in notturna (pizzo Scalino) (2024). Le opere affrontano temi di solitudine, tensione morale e spirituale, e la percezione soggettiva della realtà. La sua ricerca indaga il rapporto tra esperienza personale e osservazione del mondo.
Cocco Andreino (COD. 30)
Andreino Cocco, nato nel 1956 a Cassola (VI) e bolognese di adozione, è stato allievo e collaboratore di Emilio Vedova. Alla Biennale presenta Cucina Acrilica (2023), un'operazione concettuale realizzata su tela di cotone estroflessa con acrilico. L'opera riflette sulla materialità del supporto e sul linguaggio pittorico stesso, trasformando lo spazio quotidiano in un campo di sperimentazione e riflessione concettuale.
Colombrita Attilio – Brita Artdesign (COD. 31)
Attilio Colombrita, in arte Brita Artdesign, nasce nel 1948 e a Torino. Artista contemporaneo della trasformazione, si dedica all'arte del riciclo, dando nuova vita a oggetti di uso comune e materiali abbandonati. Alla Biennale presenta Arte Riciclo – La Gioconda, in cui la celebre figura viene reinterpretata con tappi di plastica, sughero, giochi di bambini e scarti di lavorazione, successivamente aerografati. L'opera non è solo un omaggio al capolavoro originale, ma una riflessione sul rapporto tra passato e contemporaneità in chiave sostenibile. I materiali di recupero trasformano la storia in un'occasione di dialogo tra tradizione e innovazione, invitando a riconsiderare l'arte classica alla luce dei temi del nostro tempo.
Colturi Andrea (COD. 32)
Andrea Colturi nasce nel 1964 a Bormio, vive e lavora in Alta Valtellina. Laureato in Architettura e con esperienza nel restauro, sviluppa una pittura che indaga i contrasti tra sacro e profano, fragilità e potere. Alla Biennale presenta Hanoi 3 Gerial Killer e The Last Ride, opere in cui simboli religiosi e immagini militari si intrecciano, creando tensioni visive e concettuali. In Hanoi 3 un soldato emerge in un'atmosfera quasi rituale, dove elmetti, munizioni e croci dialogano in un cortocircuito tra guerra e spiritualità. Gerial Killer mostra un doppio ritratto di un uomo anziano, in cui fragilità apparente e identità inquietante si confrontano attraverso rosari e croci. The Last Ride raffigura un'anziana con al collo una croce e nello sbalzo del braccio uno skateboard, unendo in un tutt'uno il sacro e uno spirito street contemporaneo.
Concato Martina (COD. 33)
Martina Concato nasce nel 1979 e vive in provincia di Verona. Artista emergente, esplora il legame tra esperienza spirituale e umana. Alla Biennale presenta Entanglement (2025), opera nata da un lavoro di gruppo sulle visualizzazioni intuitive, dove lo spazio dell'intelligenza emotiva e non razionale genera un dialogo tra le persone e tra i colori. La tecnica del soaking permette al colore di fluire sulla tela, mescolando piccole isole cromatiche e creando fiumi e trame che simboleggiano la connessione tra noi e gli altri. La pittura diventa così atto di relazione, un'esplorazione poetica dell'universalità dei legami e del superamento dell'illusione della separazione individuale.
Coniglio Guido (COD. 131)
Guido Coniglio nasce nel 1980 a Locri, vive e lavora in Calabria. Alla Biennale presenta Volo pandemico di una menade farfalla e L'incertezza del viaggio è il suo fascino (entrambe 2025), opere in cui il mito e la metafora diventano strumenti di analisi del presente. In Volo pandemico, una menade trasportata su un'imbarcazione volante evoca il disordine pandemico, mentre la maschera medievale da medico-stregone che le copre il volto richiama sottilmente il contagio; lo sfondo stellato e la luce di un promontorio guidano lo sguardo verso la riva, simbolo di speranza. In L'incertezza del viaggio, il protagonista è un moderno Ulisse. Il viaggiatore esplora l'ignoto senza perdere il legame con le proprie radici, rappresentate dall'albero ancorato alla roccia. L'opera riflette il viaggio come percorso metafisico, dove l'incertezza diventa parte della scoperta e le difficoltà quotidiane strumenti di bellezza.
Corti Silvia (COD. 35)
Silvia Corti, nata a Como nel 1981, esplora paesaggi interiori attraverso luce, colore e gesto. Alla Biennale presenta Topografia del desiderio I e II (2025), acrilici su tela in cui il colore pulsa e vibra come energia vitale. In Topografia del desiderio I, un nucleo di luce centrale apre il bianco a respiro e trasformazione; in Topografia del desiderio II, forme cromatiche emergono e si sollevano, cercando nuove direzioni oltre i confini e raffigurando un'ascesa, un'espansione vitale che attraversa il bianco e ne fa spazio di crescita dove ogni colore è un atto di coraggio, un gesto che spinge oltre ciò che è dato, aprendo nuove geografie emotive e relazionali.
Cosco Mascia (COD. 36)
Mascia Cosco, nasce a Torino nel 1972, sviluppa uno stile figurativo realistico fondato sull'uso di grafite e carboncino, con un approccio introspettivo che mira a coinvolgere profondamente l'osservatore. Alla Biennale presenta L'insostenibile fragilità dell'essere umano (2024), realizzato con materiali misti tra garza, gesso e pittura acrilica; al centro dell'opera l'osservatore si immerge nella rappresentazione di una donna raffigurata in un momento di estrema fragilità e tormento emotivo. Nella seconda opera esposta, con il titolo I bambini di Gaza (2025), l'artista affronta un tema di attualità, rappresentando il patimento e l'afflizione dei bambini a Gaza, evocando con forza l'ingiustizia e la vulnerabilità dei più piccoli, e invitando lo spettatore a una riflessione empatica sulle sofferenze causate dai conflitti.
D'Andrea Maurizio (COD. 38)
Maurizio D'Andrea, nato nel 1967, è un artista internazionale e appassionato di psicologia. Laureato in Scienze Geologiche, vive e lavora ad Alba. La sua ricerca esplora l'inconscio e le forze invisibili che attraversano la psiche. Alla Biennale espone Forze Misteriose (2025), opera nel quale rappresenta energie invisibili in azione e Senza Tempo (2025) nel quale il tempo diventa evento psichico non lineare. Le opere invitano a percepire il mistero che attraversa la superficie e a confrontarsi con le tensioni interiori dell'essere umano.
De Luca Mattia (COD. 39)
Mattia De Luca, nasce nel 1990 e vive in provincia di Treviso. È artista, critico d'arte e docente di Arti Figurative. La sua ricerca indaga memoria, percezione e identità contemporanea, unendo linguaggi tradizionali e moderni. Alla Biennale partecipa con Pantomimus (2023). L'opera trasforma il gesto mimico in linguaggio visivo, enfatizzato dai contrasti cromatici e dai movimenti istintivi del colore. Richiama il pantomimo antico, esplorando come ciascun essere umano interagisca nella società contemporanea secondo una forte tendenza pirandelliana.
Juffrouw Springtouw in arte De Meijer Ineke (COD. 40)
Ineke De Meijer, nota con il nome d'arte Juffrouw Springtouw, è nata 1980 a Bleiswijk, in Olanda. La sua ricerca artistica esplora emozioni profonde e connessioni umane attraverso un linguaggio visivo unico che unisce acquerello, inchiostro e ricamo. Le opere selezionate per la Biennale mostrano il delicato equilibrio tra solitudine, memoria e passione: Complex life (2025) indaga la solitudine e la complessità della vita con uccelli e fili ricamati che rappresentano le esperienze confuse e i blocchi della vita; I only saw you (2025) celebra la memoria e le relazioni autentiche attraverso cerchi e blocchi simbolici; Vuur (Fire) (2025) interpreta il fuoco come energia, passione e forza distruttiva, integrando la complessità della vita nei ricami e nelle forme dei blocchi.
Degano Emanuele (COD. 41)
Emanuele Degano, nato nel 1965, vive e lavora in provincia di Udine. La sua arte è una costante ricerca e sperimentazione, influenzata dagli studi del Maestro G. Celiberti. L'artista partecipa alla Biennale con Nous, les femmes (2015) opera che unisce tecnica e fantasia contemporanea, opera d'arte realizzata con lo strumento inusuale del cacciavite. Una pittura intensa e poliedrica che esplora diversi generi e materiali nell'intento di riflettere il cambiamento e l'evoluzione.
Delli Santi Paola (COD. 42)
Paola Delli Santi, nata nel 1978, lavora tra Italia e Spagna. Laureata in Ingegneria Informatica e Psicologia, esplora le connessioni tra percezione, emozione e colore. Alla Biennale presenta Cascata di colori (2025). L'opera utilizza il colore come flusso continuo, stratificato e trasparente, evocando movimento e armonia. Le trasparenze e le sovrapposizioni cromatiche creano un dialogo tra luce, spazio e percezione interiore. L'opera invita l'osservatore a una contemplazione attiva.
Dell'Oro Ersilio (COD. 43)
Ersilio Dell'Oro, conosciuto in arte come Ersy, nasce nel 1939 a Valmadrera e fin da bambino mostra un talento naturale per il disegno; dopo gli studi scolastici entra in bottega da un artigiano decoratore e a vent'anni inizia a dipingere da autodidatta. La sua arte spazia tra tecniche e soggetti diversi, dai lavori surrealisti a olio degli anni '60 alle delicate rose ad acquerello, dai cavalli alle opere religiose, esprimendo sempre grande versatilità e profondità espressiva. Partecipa alla Biennale con Contrasti, Battaglia di Maschere e San Giorgio e il Drago, opere che raccontano la forza espressiva e l'evoluzione poetica della sua pittura.
