Opere Biennale 2026

Antiga Monica (COD. 1)

Monica Antiga, nata nel 1969 e residente in provincia di Treviso, è pittrice e scenografa, attiva nella ricerca sulla materia e sul colore. Alla Biennale presenta La Maestà dell'Onda (2023), Mare Lunare (2024) e Veleggiando (2025). La Maestà dell'Onda celebra la forza primordiale dell'acqua, tra pittura e scultura dove le ondulazioni richiamano paesaggi aridi e rocce erose, mentre la trama del lino suggerisce un viaggio sospeso tra peso e libertà. Mare Lunare evoca un paesaggio interiore sospeso tra luce, silenzio, memoria e sogno, attraverso sabbie e pigmenti policromi; L'opera, nell'astrazione materica, non descrive ma evoca: un mare di memoria e sogno. È un approdo sospeso tra terra e cosmo, dove la pittura diventa meditazione ancestrale. Veleggiando esplora leggerezza e struttura, con superfici stratificate e materiche che suggeriscono movimento e libertà e un dialogo tra peso e permeabilità.

Attardi Letizia (COD. 2)

Letizia Attardi, nata nel 1966, disegna sin dall'infanzia e si dedica alla pittura da circa dieci anni, trasformandola in un linguaggio espressivo capace di dare forma alle emozioni e alle fragilità del presente. Alla Biennale presenta LuieL (2025), un'opera a olio su due pannelli che mette in scena la relazione primordiale tra maschile e femminile. Le due figure, apparentemente opposte per forza e sensibilità, incarnano i pilastri dell'umanità e ne rivelano l'equilibrio precario. L'opera vuole suggerire come solo l'amore, inteso come riconoscimento reciproco, possa restituire speranza e nuova linfa vitale a un'umanità attraversata da un tempo fragile.

Baldazzi Franco (COD. 3)

Franco Baldazzi nasce a Firenze nel 1969 e vive in provincia di Sondrio. La sua ricerca artistica si sviluppa attraverso una pittura materica e stratificata, che utilizza supporti e materiali eterogenei come veicolo di introspezione e riflessione spirituale. Alla Biennale presenta IO SONO (2025), un'opera complessa in tecnica mista che prende forma da un processo meditativo fatto di segni, punti e sedimentazioni visive in grado di rappresentare quel che l'artista definisce come "il viaggio della materia". Il lavoro si configura come una traduzione materica di pensieri e flussi interiori, in cui il concetto di "divino" non è dogma ma esperienza personale, legata all'ascolto profondo delle emozioni e alla ricostruzione della memoria come contenitore di vissuti interiori e rivelatori.

Baratto Marta (COD. 4)

Nata a Legnano nel 1984, Marta Baratto vive e lavora in Valtellina. Formata in scultura all'Accademia di Brera, approda alla pittura come spazio libero di ricerca, privilegiando grandi tele lavorate a spatola e una forte componente materica. Alla Biennale partecipa con Sirena, Riposo in rosso e Afrodite, opere che intrecciano mito, corpo e simbolo. Le figure emergono come presenze sospese tra salvezza e perdizione, corpi astratti che sfidano la forma e lo spazio rivelando stati emotivi intimi e profondi. È nella coesistenza di forze interne forti e apparentemente inconciliabili che l'opera trova il suo centro, suggerendo un equilibrio vitale nato dal compromesso e dalla comprensione reciproca.

Barbieri Grazia (COD. 5)

Nata a Bologna nel 1959 e diplomata all'Istituto d'Arte, Grazia Barbieri sviluppa una ricerca pittorica incentrata sulla figura femminile, intesa come presenza potente, reale e profondamente consapevole. Le sue opere indagano l'identità della donna attraverso uno sguardo diretto e penetrante, capace di instaurare un dialogo immediato con l'osservatore. Alla Biennale presenta Noli me tangere, Caterina e Geometrie n.5, opere che affrontano il tema dell'identità e dell'affermazione femminile attraverso linguaggi differenti. Dalla figurazione intensa, arricchita da elementi scultorei che superano il limite della tela, fino alla volontà di superare il confine della forma geometrica, il lavoro di Barbieri indaga il corpo e la donna come spazio di determinazione, libertà e risolutezza.

Belvedere Ciro Paolo (COD. 6)

Ciro Paolo Belvedere, nato nel 1970, vive e lavora sul lago di Como. Alla Biennale presenta Zebairon, Le Fantasie dell'Imperatrice e Figlio della fragilità. Un trittico che vede per primo la raffigurazione di una zebra che, attraverso la compresenza di strisce bianche e strisce nere, diviene simbolo di equilibrio tra luce e oscurità. Al seguito il potere femminile di un'imperatrice rappresentato secondo una particolare e significativa accezione: un potere raffigurato ed inteso come dominio dell'immaginario e della vita interiore che la regina riesce acquisire su di sé. Infine, la raffigurazione di un bambino dallo sguardo serio, avvolto in una carrozzina dal sapore gotico, simbolo della fragilità e della sacralità della vita.

Bergamaschi Simone (COD. 7)

Simone Bergamaschi, nato nel 1982 a Sondrio, è fotografo e artista visivo. La sua ricerca trasforma oggetti quotidiani in esperienze astratte e multiformi. Alla Biennale presenta Multiesposizione fotografica di un paio di sci anni '80 – 1 e Multiesposizione fotografica di un pattino per il ghiaccio. Entrambe le opere reinterpretano attrezzi sportivi invernali, trascinandoli su un terreno di visione e astrattismo. L'artista gioca con luce, forma e sovrapposizione fotografica per creare composizioni suggestive. Gli oggetti familiari diventano pretesti per esplorare percezione e memoria visiva. La serie invita lo spettatore a guardare oltre la funzione quotidiana degli oggetti. Bergamaschi mette in dialogo realtà concreta e immaginazione, creando immagini che sfidano la logica apparente.

Biaggi Roberto (COD. 8)

Nato nel 1959, Roberto Biaggi sviluppa una pittura figurativa che racconta la quotidianità senza mediazioni simboliche. In Biennale presenta Al mare, Life in Memphis e Dal finestrino, opere che fissano frammenti di vita ordinaria e li restituiscono con sincerità emotiva. Il suo linguaggio, che l'artista definisce "onesto", non cerca significati nascosti ma si affida alla capacità dell'immagine di evocare ricordi, atmosfere e stati d'animo condivisi.

Billo Livio (COD. 10)

Livio Billo nasce a Legnago nel 1952 e risiede nei pressi di Padova. Storico dell'arte, docente e pittore autodidatta, espone in ambito nazionale ed europeo ed è convinto della vitalità della pittura da cavalletto come linguaggio contemporaneo. Alla Biennale presenta Along the Stream (2025), un'opera che trasfigura il paesaggio alpino in una dimensione simbolica e contemplativa. La natura diventa luogo di elevazione spirituale, spazio di silenzio e ascolto in cui l'essere umano può ritrovare un contatto autentico con l'essenziale, un luogo d'incontro ed unione tra cielo e terra. La raffigurazione dell'artista mostra come l'ambiente montano possa ridare forza e pace allo spirito, offrendo serenità e ristoro all'animo umano, spesso turbato e affaticato dalla frenesia della "civiltà delle macchine".

Bologna Monica (COD. 11)

Monica Bologna, nata a Riccione nel 1971 e residente a Misano Adriatico, è un'artista contemporanea specializzata in bassorilievi materici su tela. Alla Biennale presenta Il ratto di Proserpina (2018), Divina (2019) e il dittico Afrodite (2024). Il ratto di Proserpina rende omaggio a Bernini, enfatizzando la forza e la passione del gesto con contrasti di luci e ombre. Divina esplora il settimo chakra, con un volto etereo e chiuso in raccoglimento, simbolo di spiritualità e connessione divina. Afrodite celebra il femminile, l'amore e il coraggio, con colori vividi e superfici materiche che evocano i flutti del mare e la bellezza classica. La sua tecnica stratifica pennello e spatola, combinando bassorilievo e pittura con foglia oro e argento. Le opere catturano l'istante con intensa forza emotiva, trasfigurando emozioni ed energia interiore. Attraverso l'arte Bologna esploro i chakra, la natura e la scultura classica, fondendo estetica e meditazione sulla materia creando immagini di grande impatto sensoriale e simbolico.

Bonalli Loredana (COD. 12)

Loredana Bonalli nasce a Teglio nel 1956 e porta in Biennale Antelao (2025), un'opera che nasce dall'osservazione del paesaggio dolomitico del ghiacciaio come monumento naturale da custodire. La rappresentazione della montagna e del ghiacciaio diventa altresì un monito visivo sulla crisi climatica in atto, trasformando il dato naturale in memoria e responsabilità collettiva.

Bonnie Kent Paul (COD. 13)

Nata nel 1949 e residente a Cattolica, Paul Bonnie Kent sviluppa dagli anni Ottanta una ricerca pittorica basata sulla scomposizione geometrica dell'immagine. In Biennale presenta Vaso con 3 mele e bottiglia, Tristezza e Bottiglia libro e caraffa, opere che richiedono uno sguardo attento e lento. Il soggetto si dissolve e riemerge attraverso linee e forme, invitando lo spettatore a ricostruire l'immagine originaria e a interrogarsi sul rapporto tra visibile e percezione.

Borra Federico (COD. 14)

Federico Borra, milanese classe 1962, diplomato in Tecniche Pittoriche e specializzato in incisione, partecipa alla Biennale con le opere Solitudini (Boxe a Milano) e Il coraggio dei brocchi (Boxe a Milano). I suoi lavori, ispirati alla celebre canzone di Pacifico, raccontano la boxe milanese degli anni '60 attraverso un'atmosfera in bianco e nero. Nella prima opera Borra rappresenta il pugile sconfitto come metafora dell'uomo emarginato, mentre gli spettatori anonimi accentuano una solitudine dal respiro collettivo. La luce della ribalta illumina il vuoto, metafora del sogno di gloria riservato a pochi. Un dramma esistenziale di lotta e di abbandono. Nella seconda opera al centro della tela vediamo le voci sovrapposte degli spettatori, dell'arbitro e dei secondi. Le tecniche miste, dall'acrilico su tela alle incisioni su plexiglass e zinco, amplificano la tensione emotiva e sociale.

Bovolo Daylight (COD. 15)

Architetto e pittrice lecchese, Daylight Bovolo partecipa alla Biennale di Sondrio QUID EST VERITAS e Crocifisso su fondo bianco n.2. È l'artista stessa a definire il proprio lavoro come una "ricerca iconoclasta tra visibile e invisibile", capace di mettere in crisi la percezione immediata e il rapporto con l'immagine sacra, fondendo tradizione iconografica e linguaggi contemporanei. Il lavoro si configura come un'indagine sulla verità, sul dolore e sul sacro, coinvolgendo attivamente lo spettatore in un'esperienza di confronto e riflessione.

Brancato Saro (COD. 16)

Saro Brancato, artista siciliano nato nel 1951, si forma all'Accademia di Brera e attraversa nel tempo diversi linguaggi, approdando alla digital art. In Biennale presenta Io sono antropocene e Davide e Golia, opere di forte impatto politico e sociale. In Io sono antropocene l'artista denuncia l'affermarsi di un modello antropologico fondato sull'egoismo, sull'indifferenza verso il cambiamento climatico, il benessere animale e la biodiversità, e sulla negazione dell'urgenza di uno sviluppo sostenibile. Ne emerge il ritratto di un uomo cinico sul piano etico, incapace di compassione, che alimenta dinamiche di sopraffazione e instabilità globale. In Davide e Golia, ispirato al celebre Davide di Gian Lorenzo Bernini (1623), Brancato rilegge il mito biblico alla luce dell'attualità geopolitica, interrogandosi su chi sia oggi il vero Davide e il vero Golia nel conflitto tra Palestina e Israele. L'opera solleva dubbi, evita semplificazioni e riafferma il principio che la Storia non si ripete mai in modo identico, ma muta nel segno dei rapporti di forza. 

Brinafico Antonella (COD. 17)

Antonella Brinafico nata nel 1959 e residente in provincia di Sondrio, affida alla pittura un gesto istintivo e libero, in cui il colore diventa movimento e flusso emotivo. In Biennale presenta Riflusso (2022), un'opera in cui la materia cromatica si rincorre sulla tela senza inizio né fine, seguendo un ritmo interiore che esclude la razionalità e lascia emergere l'energia primaria del gesto.

Bucci Sandra (COD. 18)

Sandra Bucci, in arte Madafì, nasce nel 1975 e vive a Bologna. L'artista utilizza il bookfolding e la stripart come linguaggio artistico e civile, trasformando il libro da oggetto di lettura a corpo simbolico, ferito e ricomposto. La sua ricerca si fonda sul riuso della carta come strumento di memoria attiva, capace di dare forma visibile a storie negate, cancellate o volutamente rimosse. Con El precio de la libertad l'artista riassume il dramma dei Desaparecidos argentini tra il 1976 e il 1983: uomini e donne vittime di sparizioni forzate, tortura e morte, i cui corpi non sono mai stati restituiti alle famiglie, condannandole a un dolore senza chiusura e senza sepoltura. Attraverso tre libri trasformati, Madafì restituisce dignità a queste assenze, rendendo il vuoto stesso materia artistica.

Bulgarini Alessandro (COD. 19)

Nato a Brescia nel 1983, Alessandro Bulgarini sviluppa una "pittura filosofica" che intreccia simbolismo, archetipi e immaginazione. In Biennale presenta Ultimo bacio (all'idrogeno), Social-Ego (Vanitas 4.0) e Maternità, opere che affrontano temi urgenti come l'invadenza dei media, il narcisismo contemporaneo che ne consegue e l'amore che tenta di resistere tra le intemperie del presente. La sua pittura invita a una lettura stratificata, in cui l'immagine diventa veicolo di riflessione etica ed interiore.

Canali Alessandra (COD. 21)

Alessandra Canali nasce nel 1963 e vive a Valmadrera, in provincia di Lecco. Alla Biennale presenta Sole (2025), un'opera che si muove tra luce ed evanescenza. Lo sguardo, elemento centrale della sua ricerca, diventa veicolo di introspezione e rivelazione dell'anima, invitando a un'osservazione lenta e profonda. "E' una pittrice particolarmente sensibile e attenta a quelli che in ambito rinascimentale erano conosciuti come i 'moti dell'anima' – così scrive Alberto Moioli, direttore dell'Enciclopedia d'arte italiana –. Attraverso gli occhi e gli sguardi l'artista riesce a trasmettere emozioni e sentimenti, mai enfatizzati, mai palesemente dichiarati, bensì celati dall'intimità tipica di chi vive nella profondità delle proprie sensazioni.

Casali Laura (COD. 22)

Laura Casali nasce nel 1972 e vive a Roma. Neoartista contemporanea inizia la sua formazione al Liceo Artistico maturando degli interessi rivolti alla psicologia e all'inconscio. Alla Biennale presenta L'Incoronata (2025), un'opera in tecnica mista su juta in cui una figura femminile, apparentemente serena, è segnata da una corona di spine. La donna diventa simbolo di sacrifici, successi e insuccessi, mentre la tela accartocciata che lascia affiorare il telaio rivela le radici della nostra essenza più profonda. L'opera smaschera così l'inganno dell'apparenza, suggerendo che non tutto è come appare.

Casaretto Ilaria (COD. 23)

Ilaria Casaretto, nata nel 2000 e attualmente iscritta all'Accademia Lingustica di Belle Arti di Genova, sviluppa una ricerca intima legata alla memoria e alla fotografia familiare. Alla Biennale presenta Profondità senza confini, Montallegro ed E 'nt'a cä de pria chi ghe saià… (2025), opere che ritraggono cari amici dei genitori, alcuni dei quali deceduti, trasformando immagini private in narrazioni universali sul tempo, la perdita e il lavoro. La disposizione delle figure all'interno dello scatto assume un valore simbolico, alludendo al destino di ciascun soggetto, in particolare Profondità senza confini, titolo derivato da un'iscrizione su una lapide, rafforza il legame con la memoria e il lutto. Grafite e olio diventano così strumenti di omaggio e riconoscenza verso le proprie radici.

Casolini Liliana (COD. 24)

Liliana Casolini nasce nel 1946 e vive in provincia di Como. Da quarant'anni sperimenta materiali e tecnica ad olio, intrecciando materia, luce e memoria in una costante ricerca di armonia cromatica. Alla Biennale espone MelagraneO (2020) e Frammenti (2021), opere in cui stoffe, carte, semi, fiori e oli diluiti dialogano in modo delicato ed evocativo. Le melagrane carbonizzate di Pompei si trasformano in simbolo di rinascita e di vita restituita, dando forma a una pittura che accoglie la materia come presenza viva e generatrice di senso.

Cavaglià Matteo (COD.25)

Matteo Cavaglià, nato nel 1992 e residente a Monza, è un artista che, con lo pseudonimo Tris.To.Quads, esplora attraverso codici e algoritmi l'equilibrio tra rigore matematico e vibrante estetica cromatica. La serie Pre:Cycle utilizza fili digitali intrecciati per creare trame circolari e composizioni tridimensionali, trasformando la grafica digitale in un'esperienza visiva interattiva. Le sue opere, stampe su alluminio dibond, invitano a contemplare l'infinito nell'armonia geometrica. La ricerca di Cavaglià lega codice, memoria e identità in un dialogo continuo.

Cereda Donata (COD. 26)

Donata Cereda nasce nel 1959 e vive in provincia di Lecco. La sua ricerca indaga il paesaggio urbano attraverso una fotografia capace di trasformare l'usura in astrazione poetica. Alla Biennale espone Eco di un grido a colori e Memorie scomposte (2025), opere in cui la parete ferita diventa racconto: crepe, segni e colori sembrano urlare, sussurrare, ricordare. Il graffito emerge come un'eco ribelle che vibra ancora nel silenzio del cemento, mentre colore, strappi e collage costruiscono un dialogo vibrante tra tempo e spazio, restituendo frammenti di una memoria stratificata.

Chiezzi Pino (COD. 27)

Pino Chiezzi nasce nel 1943 e vive a Torino. Dopo una lunga carriera nell'ingegneria si dedica alla ricerca pittorica all'Accademia Albertina. Alla Biennale presenta il trittico Fare pittura (2008–2009), nato dall'osservazione dell'aula d'arte dell'Accademia e concepito come riflessione sul processo pittorico stesso. Il primo dipinto registra figurativamente cavalletti e opere in corso, colti in un momento di sospensione tra le sessioni di lavoro. In Fare pittura IV la verosimiglianza si dissolve: oggetti e spazi si smaterializzano e affiorano geometrie astratte che evocano scorci urbani. Fare pittura V concentra l'attenzione sugli spazi vuoti e sulle aperture, evocando passione, contraddizione e mistero attraverso il dialogo dei colori rosso, nero e bianco. La progressione dei tre quadri permette di rileggere l'intero ciclo come un'esperienza dinamica del fare pittorico e della trasformazione dello spazio e della percezione.

Ciapponi Paolo (COD. 28)

Paolo Ciapponi, nato nel 1963 a Morbegno, vive e lavora nella stessa città, esponendo in Italia e all'estero, tra cui Londra, Parigi, Venezia, Milano e Roma. Alla Biennale presenta Illusioni (2023), Dall'alto in basso (2022) e Ascesa in notturna (pizzo Scalino) (2024). Le opere affrontano temi di solitudine, tensione morale e spirituale, e la percezione soggettiva della realtà. La sua ricerca indaga il rapporto tra esperienza personale e osservazione del mondo.

Cocco Andreino (COD. 30)

Andreino Cocco, nato nel 1956 a Cassola (VI) e bolognese di adozione, è stato allievo e collaboratore di Emilio Vedova. Alla Biennale presenta Cucina Acrilica (2023), un'operazione concettuale realizzata su tela di cotone estroflessa con acrilico. L'opera riflette sulla materialità del supporto e sul linguaggio pittorico stesso, trasformando lo spazio quotidiano in un campo di sperimentazione e riflessione concettuale.

Colombrita Attilio – Brita Artdesign (COD. 31)

Attilio Colombrita, in arte Brita Artdesign, nasce nel 1948 e a Torino. Artista contemporaneo della trasformazione, si dedica all'arte del riciclo, dando nuova vita a oggetti di uso comune e materiali abbandonati. Alla Biennale presenta Arte Riciclo – La Gioconda, in cui la celebre figura viene reinterpretata con tappi di plastica, sughero, giochi di bambini e scarti di lavorazione, successivamente aerografati. L'opera non è solo un omaggio al capolavoro originale, ma una riflessione sul rapporto tra passato e contemporaneità in chiave sostenibile. I materiali di recupero trasformano la storia in un'occasione di dialogo tra tradizione e innovazione, invitando a riconsiderare l'arte classica alla luce dei temi del nostro tempo.

Colturi Andrea (COD. 32)

Andrea Colturi nasce nel 1964 a Bormio, vive e lavora in Alta Valtellina. Laureato in Architettura e con esperienza nel restauro, sviluppa una pittura che indaga i contrasti tra sacro e profano, fragilità e potere. Alla Biennale presenta Hanoi 3 Gerial Killer e The Last Ride, opere in cui simboli religiosi e immagini militari si intrecciano, creando tensioni visive e concettuali. In Hanoi 3 un soldato emerge in un'atmosfera quasi rituale, dove elmetti, munizioni e croci dialogano in un cortocircuito tra guerra e spiritualità. Gerial Killer mostra un doppio ritratto di un uomo anziano, in cui fragilità apparente e identità inquietante si confrontano attraverso rosari e croci. The Last Ride raffigura un'anziana con al collo una croce e nello sbalzo del braccio uno skateboard, unendo in un tutt'uno il sacro e uno spirito street contemporaneo.

Concato Martina (COD. 33)

Martina Concato nasce nel 1979 e vive in provincia di Verona. Artista emergente, esplora il legame tra esperienza spirituale e umana. Alla Biennale presenta Entanglement (2025), opera nata da un lavoro di gruppo sulle visualizzazioni intuitive, dove lo spazio dell'intelligenza emotiva e non razionale genera un dialogo tra le persone e tra i colori. La tecnica del soaking permette al colore di fluire sulla tela, mescolando piccole isole cromatiche e creando fiumi e trame che simboleggiano la connessione tra noi e gli altri. La pittura diventa così atto di relazione, un'esplorazione poetica dell'universalità dei legami e del superamento dell'illusione della separazione individuale.

Corti Silvia (COD. 35)

Silvia Corti, nata a Como nel 1981, esplora paesaggi interiori attraverso luce, colore e gesto. Alla Biennale presenta Topografia del desiderio I e II (2025), acrilici su tela in cui il colore pulsa e vibra come energia vitale. In Topografia del desiderio I, un nucleo di luce centrale apre il bianco a respiro e trasformazione; in Topografia del desiderio II, forme cromatiche emergono e si sollevano, cercando nuove direzioni oltre i confini e raffigurando un'ascesa, un'espansione vitale che attraversa il bianco e ne fa spazio di crescita dove ogni colore è un atto di coraggio, un gesto che spinge oltre ciò che è dato, aprendo nuove geografie emotive e relazionali.

Cosco Mascia (COD. 36)

Mascia Cosco, nasce a Torino nel 1972, sviluppa uno stile figurativo realistico fondato sull'uso di grafite e carboncino, con un approccio introspettivo che mira a coinvolgere profondamente l'osservatore. Alla Biennale presenta L'insostenibile fragilità dell'essere umano (2024), realizzato con materiali misti tra garza, gesso e pittura acrilica; al centro dell'opera l'osservatore si immerge nella rappresentazione di una donna raffigurata in un momento di estrema fragilità e tormento emotivo. Nella seconda opera esposta, con il titolo I bambini di Gaza (2025), l'artista affronta un tema di attualità, rappresentando il patimento e l'afflizione dei bambini a Gaza, evocando con forza l'ingiustizia e la vulnerabilità dei più piccoli, e invitando lo spettatore a una riflessione empatica sulle sofferenze causate dai conflitti. 

D'Andrea Maurizio (COD. 38)

Maurizio D'Andrea, nato nel 1967, è un artista internazionale e appassionato di psicologia. Laureato in Scienze Geologiche, vive e lavora ad Alba. La sua ricerca esplora l'inconscio e le forze invisibili che attraversano la psiche. Alla Biennale espone Forze Misteriose (2025), opera nel quale rappresenta energie invisibili in azione e Senza Tempo (2025) nel quale il tempo diventa evento psichico non lineare. Le opere invitano a percepire il mistero che attraversa la superficie e a confrontarsi con le tensioni interiori dell'essere umano.

De Luca Mattia (COD. 39)

Mattia De Luca, nasce nel 1990 e vive in provincia di Treviso. È artista, critico d'arte e docente di Arti Figurative. La sua ricerca indaga memoria, percezione e identità contemporanea, unendo linguaggi tradizionali e moderni. Alla Biennale partecipa con Pantomimus (2023). L'opera trasforma il gesto mimico in linguaggio visivo, enfatizzato dai contrasti cromatici e dai movimenti istintivi del colore. Richiama il pantomimo antico, esplorando come ciascun essere umano interagisca nella società contemporanea secondo una forte tendenza pirandelliana.

Juffrouw Springtouw in arte De Meijer Ineke (COD. 40)

Ineke De Meijer, nota con il nome d'arte Juffrouw Springtouw, è nata 1980 a Bleiswijk, in Olanda. La sua ricerca artistica esplora emozioni profonde e connessioni umane attraverso un linguaggio visivo unico che unisce acquerello, inchiostro e ricamo. Le opere selezionate per la Biennale mostrano il delicato equilibrio tra solitudine, memoria e passione: Complex life (2025) indaga la solitudine e la complessità della vita con uccelli e fili ricamati che rappresentano le esperienze confuse e i blocchi della vita; I only saw you (2025) celebra la memoria e le relazioni autentiche attraverso cerchi e blocchi simbolici; Vuur (Fire) (2025) interpreta il fuoco come energia, passione e forza distruttiva, integrando la complessità della vita nei ricami e nelle forme dei blocchi.

Degano Emanuele (COD. 41)

Emanuele Degano, nato nel 1965, vive e lavora in provincia di Udine. La sua arte è una costante ricerca e sperimentazione, influenzata dagli studi del Maestro G. Celiberti. L'artista partecipa alla Biennale con Nous, les femmes (2015) opera che unisce tecnica e fantasia contemporanea, opera d'arte realizzata con lo strumento inusuale del cacciavite. Una pittura intensa e poliedrica che esplora diversi generi e materiali nell'intento di riflettere il cambiamento e l'evoluzione.

Delli Santi Paola (COD. 42)

Paola Delli Santi, nata nel 1978, lavora tra Italia e Spagna. Laureata in Ingegneria Informatica e Psicologia, esplora le connessioni tra percezione, emozione e colore. Alla Biennale presenta Cascata di colori (2025). L'opera utilizza il colore come flusso continuo, stratificato e trasparente, evocando movimento e armonia. Le trasparenze e le sovrapposizioni cromatiche creano un dialogo tra luce, spazio e percezione interiore. L'opera invita l'osservatore a una contemplazione attiva.

Dell'Oro Ersilio (COD. 43)

Ersilio Dell'Oro, conosciuto in arte come Ersy, nasce nel 1939 a Valmadrera e fin da bambino mostra un talento naturale per il disegno; dopo gli studi scolastici entra in bottega da un artigiano decoratore e a vent'anni inizia a dipingere da autodidatta. La sua arte spazia tra tecniche e soggetti diversi, dai lavori surrealisti a olio degli anni '60 alle delicate rose ad acquerello, dai cavalli alle opere religiose, esprimendo sempre grande versatilità e profondità espressiva. Partecipa alla Biennale con Contrasti, Battaglia di Maschere e San Giorgio e il Drago, opere che raccontano la forza espressiva e l'evoluzione poetica della sua pittura.  

Iannello Giuse (COD. 61)

Giuse Iannello nasce nel 1954 e vive a Vigevano. La sua ricerca artistica si sviluppa attorno ai temi del rapporto tra uomo, scienza e società, con una particolare attenzione alle dinamiche di potere, alle trasformazioni culturali e alle nuove forme di dipendenza e controllo generate dal progresso tecnologico. Alla Biennale partecipa con Storia dell'acqua potabile, un polittico realizzato in resina epossidica e acquerello, concepito come omaggio ai medici e agli scienziati che hanno liberato l'umanità dalla schiavitù delle malattie legate all'acqua non potabile. Presenta inoltre Il potere – Prigionie trasparenti 2, opera che affronta il passaggio dall'uomo naturale all'uomo perennemente connesso, denunciando la nascita di una nuova forma di prigionia invisibile generata dalle applicazioni informatiche e dai sistemi digitali. Completa la partecipazione Pianeti sbagliati, una metafora dell'essere umano come pianeta complesso e contraddittorio, costretto in orbite prestabilite ma al tempo stesso irriducibilmente imperfetto e unico.

Imperial Alice (COD. 62)

Alice Imperial nasce nel 1992 e vive Grosotto. Dopo una formazione in disegno e acquerello, dal 2022 si dedica alla pittura a olio, reinterpretando tecniche classiche in chiave contemporanea. Alla Biennale partecipa con L'abbraccio, olio su tela, che rappresenta l'incontro tra due donne che sono in realtà la stessa persona: ciascuna simboleggia un frammento della personalità, in un dramma delicato di identità ed integrazione. Presenta inoltre Natura umana, ispirata alle Metamorfosi di Ovidio, dove una giovane donna si trasforma in pianta, evocando la fusione tra corpo umano e natura e il processo di metamorfosi interiore. Infine La rondine ritrae una giovane donna sospesa tra sonno, veglia e morte, esplorando uno stato liminale in cui il tempo e la coscienza si intrecciano in un delicato equilibrio emotivo.

Korobeynikova Kristina (COD. 63)

Kristina Korobeynikova nasce nel 1988 e vive Bellano. La sua ricerca unisce mito classico e contemporaneità digitale, esplorando il dialogo tra materia e luce, naturale e virtuale. Alla Biennale presenta Leda e il Cigno, Amore e Psiche e Il ratto di Proserpina, realizzati a tecnica mista su tavola con acrilico su sabbiato. Leda e il Cigno reinterpreta il mito con tonalità pastello e forme oniriche, combinando energia naturale e digitale in un flusso vibrante e armonioso. Amore e Psiche trasforma l'abbraccio neoclassico in una visione psichedelica, dove le figure sembrano emergere da un sogno digitale, tra pieghe di tessuto cementificato che si fondono con i corpi, creando un'unione tra materia e luce. Inserita nel progetto Circondati dalle onde, l'opera riflette sull'energia immateriale che permea la nostra realtà – dalle onde quantistiche a quelle emotive – mettendo in dialogo l'eternità degli archetipi con l'effimero della percezione contemporanea.. Il ratto di Proserpina rivisita la scena mitologica con tonalità neon e dinamiche fluttuanti, fondendo fisico e virtuale in un'unica energia emotiva che attraversa il tempo.

Lasalandra Francesco (COD. 64)

Francesco Lasalandra nasce nel 1948 e vive a Cinisello Balsamo. La sua ricerca artistica esplora il rapporto tra fotografia, digitale e visioni futuristiche. Alla Biennale presenta Muntiferro 1#2051, una stampa su carta fotografica realizzata nel 2022. L'opera prende spunto da una fotografia scattata nella regione del Muntiferro, in Sardegna, colpita da un vastissimo incendio. L'elaborazione digitale trasporta la scena in un futuro prossimo, il 2051, in cui il pianeta è diventato inospitale e gli astronauti si preparano a un esodo cosmico verso un mondo sconosciuto. La combinazione tra realtà fotografica e immaginazione futuristica crea una tensione visiva tra memoria del territorio e prospettive apocalittiche, trasformando la natura devastata in un monito sulla fragilità del nostro pianeta.

Lorandi Pianta Annuscka (COD. 65)

Annuscka Lorandi Pianta nasce nel 1946 e vive in Valposchiavo. Artista autodidatta, figlia d'arte, ha iniziato con tecniche sacre e decorazione di mobili, per poi dedicarsi a pitture più informali e astratte. Alla Biennale partecipa con Fusioni liquide magmatiche (2025), un dipinto a tecnica mista con smalti e acrilici. L'opera esplora l'energia primordiale della natura: forme circolari e spiraliformi simboleggiano il ribollire del magma, con contrasti cromatici caldi e freddi e impasto materico che trasforma il colore in sostanza viva. È un gesto meditativo e istintivo che celebra il caos vitale e la forza della materia in divenire.

Mariani Moreno (COD. 66)

Moreno Mariani nasce nel 1955 e vive a Lissone, pittore autodidatta, ha frequentato la Libera Accademia di Pittura diretta da Ermes Meloni. Artista attivo nel campo del colore e del segno, lavora principalmente con acrilico e collage su cartoncino. Alla Biennale presenta Segni di donna (2016) e Segni di donna 2 (2017), opere in cui la gestualità e la materia pittorica diventano strumenti per indagare l'identità femminile. I dipinti combinano segni, colori e texture in un linguaggio visivo che esplora l'interiorità e l'immagine femminile.

Marini Eugenio (COD. 67)

Eugenio Marini nasce nel 1949 e vive a Legnago. L'artista lavora principalmente con tecniche miste su tela, combinando olio e pigmenti per ottenere effetti materici e cromatici intensi. Attivo nel dialogo tra materia e memoria, trasforma esperienze intime in composizioni dense di colore e texture. Alla Biennale presenta Città di mare, un'opera che rappresenta un volto infantile, un gatto e un paesaggio marino, con attenzione al dettaglio e atmosfera familiare.

Marpicati Livia Giovanna (COD. 68)

Livia Giovanna Marpicati nasce nel 1955 e vive a Ghedi. La sua ricerca artistica trasforma architetture e paesaggi in spazi dove geometria, colore e prospettiva diventano strumenti privilegiati. Alla Biennale presenta Architettura n.14, un dipinto ad acrilico su tela che esplora l'astrazione geometrica dello spazio. Oltre la prospettiva: geometrie dell'anima. L'opera si configura come un'indagine analitica dello spazio, dove l'architettura diviene pretesto per un'astrazione lirica di rara precisione. Attraverso una scala cromatica giocata sui toni dei grigi e dei blu polverosi, l'artista scompone la realtà in piani ortogonali e fughe prospettiche che sfidano la gravità. Il gioco di luci e ombre, reso con campiture piatte e rigorose, trasforma il rigore strutturale in un labirinto metafisico: una riflessione silenziosa sull'ordine interiore e la percezione del vuoto.

Meneghini Nora (COD. 69)

Nora Meneghini nasce a Sondrio nel 1953, vive e lavora a Milano dal 1980. Formata all'Accademia di Brera, ha approfondito lo studio della figura e l'uso di tecniche pittoriche diverse, partecipando a numerose mostre collettive, anche internazionali, e a una personale a Milano nel 2013. Alla Biennale presenta opere recenti come Fuga bloccata (fuga 4), Ponte tibetano e Bolero di Ravel - parte 1, in cui pigmenti, acrilici e pastelli a olio costruiscono atmosfere sospese, evocando spazi interiori e narrativi. Fuga bloccata (fuga 4) fa parte di una piccola serie che indaga sulla voglia di fuga, spesso difficile, da situazioni di difficoltà e da vincoli reali o percepiti; Ponte tibetano è il tentativo di rappresentare un percorso insolito, non ben tracciato in quanto fuori dai soliti schemi "rassicuranti" e certezze, passo spesso indispensabile per una crescita materiale o spirituale. Bolero di Ravel - parte 1 è il tentativo di rappresentare il movimento in uno spazio libero suggerito dalle note della prima parte dell'omonimo brano ed è il primo di una piccola serie di 3 lavori ispirati da questa composizione.

Mescia Lucia (COD. 70)

Lucia Mescia nasce nel 1947 e vive a Morbegno. Appassionata di pittura fin dall'adolescenza, ha sperimentato l'arte su carboncino, olio su tela, acquarello e porcellane, sviluppando uno stile in cui colore e materia si fondono per creare atmosfere poetiche e indefinite. Alla Biennale presenta Verso l'infinito, olio su tela dove la linea dell'orizzonte si dissolve in un continuum di colori, evocando l'indefinibile e la fusione tra terra e cielo; Così le piace raffigurare l'indefinibile: nessuna linea netta, nessuna interruzione, solo tanti colori che vanno a mischiarsi e unirsi tra di loro.

Milani Paola (COD. 71)

Paola Milani nasce nel 1978 e vive a Milano. Alla Biennale presenta Il velo di Maya (2025), un disegno realizzato con tecnica mista e tessuto su carta beige e nera. L'opera esplora il concetto filosofico di illusorietà, rappresentato dal "velo di Maya": la difficoltà di distinguere tra ciò che è reale e ciò che è filtrato dalle emozioni e dall'inconscio. La composizione invita lo spettatore a sollevare simbolicamente il velo, confrontandosi con la verità e con la liberazione dai condizionamenti interiori, trasformando l'esperienza estetica in un atto di introspezione e riflessione profonda.

Minotti Emilio (COD. 72)

Emilio Minotti nasce nel 1956 e vive a Bergamo. Laureato in Pittura all'Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1985, ha seguito seminari con artisti internazionali e partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all'estero, tra cui la Biennale di Sondrio nel 2024 e The Other Fair a Los Angeles nel 2025. Alla Biennale presenta tre opere a olio su tela: Metamorphosis (2024), The Escape (2025) e Pigmalione's Dream (2024).

In Metamorphosis l'artista rappresenta la trasformazione di un bruco in farfalla accanto a una figura femminile di spalle, in uno spazio scuro e rituale popolato da antichi idoli e in cui, la figura femminile stessa, si trasforma a sua volta. The Escape è invece la reinvenzione del mito di Dafne e Apollo, con Dafne trasformata in Diana armata di arco e frecce. L'opera sottolinea un senso di tensione, di desiderio e di fuga dal destino. Infine, Pigmalione's Dream trae anch'esso ispirazione dal testo di Ovidio, raccontando il momento in cui Pigmalione si innamora della statua da lui scolpita, esplorando il confine tra creazione artistica e vita.

Montagnani Elisabetta (COD. 73)

Elisabetta Montagnani nasce nel 1960 e vive a Milano. Dopo il diploma allo IED e inizia a frequentare l'Accademia di Brera e a sviluppare un linguaggio materico e sperimentale. Alla Biennale partecipa con Accordi cromatici 1 e Accordi cromatici 2 (2018), opere in cui la superficie diventa campo di esplorazione compositiva. Attraverso la ripetizione di trame e l'uso di gesso, tempera acrilica e pigmenti, l'artista valorizza le vibrazioni cromatiche e le sensazioni tattili, trasformando il gesto pittorico in un dialogo continuo tra materia e forma. La pratica artistica si fa terreno di scoperta e di invenzione, in cui il colore e la texture diventano protagonisti assoluti.

Montanaro Anna (COD. 74)

Anna Montanaro nasce a Carate Brianza nel 1981. Diplomata in Restauro a Brera, lavora con collage, stampa e pittura stratificata, indagando memoria, tempo e corpo. Alla Biennale presenta Patiens (2021),opera che dà forma visiva a un disagio profondo, intimo, spesso invisibile agli occhi esterni: quello della manipolazione psicologica che si insinua nel tessuto familiare fino a spezzarlo. La composizione, stratificata e carica di tensione emotiva, trasmette il senso di distacco, di isolamento e di perdita. "Patiens" non è solo un'opera d'arte: è una denuncia visiva, un grido silenzioso, una memoria viva del dolore che troppo spesso resta taciuto.

Monteforte Cristiano (COD. 75)

Cristiano Monteforte nasce nel 1973 e vive a Novara. Fin da bambino manifesta doti artistiche innate, che sviluppa sotto la guida del maestro Antonio Urbano. La sua formazione lo porta a confrontarsi con artisti in Belgio e a esplorare la Camargue, esperienze che arricchiscono la sua tavolozza di colori e luci. Alla Biennale presenta Autoritratto (2024), opera in olio su tela nata dal desiderio di osservare e dare voce alla bellezza silenziosa degli oggetti che ci circondano. L'artista utilizza il chiaro-scuro e passaggi gestuali che enfatizzano la matericità dei colori, creando contrasti tra luci e ombre e instaurando una relazione intima con lo spettatore. La composizione trasmette emozioni attraverso la luce e il colore, trasformando la semplice osservazione in un dialogo visivo profondo.

Mosconi Romano (COD. 77)

Romano Mosconi nasce nel 1947 e vive a Galliera Veneta. Professore di Economia e appassionato di pittura fin dall'infanzia, ha coltivato nel tempo un approccio artistico libero, capace di spaziare tra stili e tecniche diverse, dal surrealismo all'arte figurativa, rendendo la pittura fruibile e immediata per chiunque. Alla Biennale presenta tre opere realizzate nel 2025: A Marsiglia per le strade di Le-Panier – opera su tavola di legno che cattura l'atmosfera vivace e colorata del quartiere Le Panier a Marsiglia, raccontando l'energia della vita urbana attraverso l'uso di vernice spray e pennarelli. Il mondo ci guarda – opera che riflette le molteplici percezioni con cui una persona può osservare ed essere osservata nella società. Cavallo al galoppo variopinto – opera su tela che rappresenta un cavallo in movimento, simbolo di energia e di libertà.

Musso Giuseppe (COD. 78)

Giuseppe Musso nasce nel 1956 e vive a Catania. Musso sviluppa una ricerca scultorea incentrata sul dialogo tra materia e pensiero. La pietra diventa memoria viva e strumento di introspezione, capace di raccontare l'evoluzione dell'uomo e della coscienza. In EVOLUTION – Dalla caverna al cosmo (2025), pietra e ferro costruiscono un ponte simbolico tra origini ancestrali e visione futura. L'opera evoca orbite di pensiero, sogni e conoscenza in continua trasformazione. In NUOVE VISIONI – Lo sguardo rivolto a nuove prospettive (2024) l'artista invita ad andare oltre la superficie delle cose. La scultura nasce da un dialogo diretto con la materia. Lo sguardo si apre a nuove dimensioni interiori. La ricerca di Musso si inserisce nel ciclo "Pietre Parlanti", esposto in rassegne nazionali e all'attuale Biennale di Sondrio.

Olaru Marina (COD. 80)

Marina Olaru nasce nel 1983 e vive a Tirano, realizza opere utilizzando acquarello e grafica su supporto cartaceo. In mostra presenta L'anima nascosta nello sguardo (2007) e Natura morta, collegio (2006), entrambe eseguite in acquarello. Il colore viene steso in velature leggere e sovrapposizioni controllate. L'anima nascosta nello sguardo nasce da una visione subconscia, i colori viola e blu suggeriscono introspezione, silenzio e profondità. In Natura morta, collegio il colore costruisce i volumi attraverso trasparenze, evidenziando i contorni degli oggetti invitando a una lettura attenta dei dettagli materici e cromatici.

Ortiz Mariela Cecilia (COD. 81)

Mariela Cecilia Ortiz nasce nel 1959 e vive a Sondrio. L'artista realizza opere in acrilico su tela, esplorando il paesaggio e la luce. Alla Biennale presenta Tepore avvolgente (2025) e Sospensione del tempo (2025).

In Tepore avvolgente l'acrilico cattura i colori caldi del tramonto sul Monte Legnone, sentinella dell'Alto Lario e porta della Valtellina. I colori caldi del tramonto avvolgono il cielo e il lago, creando un dialogo intimo tra luce e montagna. Dipingere questo istante significa fermare un'emozione: il tepore che resta sulla pelle e nell'anima, quando il giorno si spegne senza rumore.

In Sospensione del tempo rappresenta le prime luci del mattino in cima al Pizzo Tresero. La cima appare immersa in un silenzio profondo. La neve riflette una luce rarefatta che rallenta il respiro e invita all'ascolto. In questo paesaggio essenziale, il tempo sembra fermarsi. L'opera nasce dal bisogno di tradurre sulla tela quella sensazione di sospensione, di quiete assoluta, in cui lo sguardo e il pensiero trovano riposo.

Patricolo Blasco Maria (COD. 84)

Blasco Maria Patricolo nasce nel 1973 e vive a Palermo, laureato in giurisprudenza e figlio di una dinastia di pittori e architetti, vive e lavora a Palermo dove porta avanti una ricerca pittorica materica e cromaticamente intensa, ispirata alla memoria e ai paesaggi siciliani. Ha esposto fin da giovane in mostre personali e collettive collaborando con enti culturali e militari; partecipa alla Biennale con le opere Fichi d'India (sera di fine estate) (2025), dove il calore dell'estate e i contrasti cromatici evocano la ruvidità dei muri assolati e la nostalgia dell'infanzia, Scorcio Urbano (2010) che traduce la Sicilia in visione materica e scultorea tra architetture sovrapposte e contrasti di colore, e Limoni (2025), dove i frutti fosforescenti emergono da un abisso verde conferendo tridimensionalità e sospensione onirica tra Pop Art e Metafisica.

Pavesi Ferruccio (COD. 85)

Ferruccio Pavesi nasce nel 1960 a Varese, dove vive e lavora come architetto e fotografo. Partecipa alla Biennale con Astrattismo invernale, Astrattismo lacustre, Cellophane, Finestre e Mimetismo. In Astrattismo invernale lo specchio d'acqua e i gambi delle ninfee, avvolti dalla nebbia, diventano un intreccio grafico sospeso tra realtà e astrazione. Astrattismo lacustre trasforma i fiori di loto secchi in segni essenziali che galleggiano nello spazio rarefatto del lago. In Cellophane la città si fa teatro, dove architetture temporanee e passanti creano un gioco tra artificio e vita quotidiana. Finestre unisce il movimento del tram arancione alla stratificazione storica di Milano, fondendo passato e presente in un unico ritmo visivo. In Mimetismo figure reali e dipinte si confondono, accentuando il dialogo tra immobilità e movimento, realtà e finzione urbana.

Pedrali Fabrizio (COD. 86)

Fabrizio Pedrali nasce nel 1961 a Brescia, dove vive e lavora, sviluppando fin da giovane una ricerca artistica aperta alla sperimentazione dei materiali e delle forme. Dopo le prime esperienze nella lavorazione del vetro e una formazione multidisciplinare presso la Scuola d'Arte Aldo Kupfer, amplia il proprio linguaggio passando dal figurativo all'informale geometrico, con una particolare attenzione alla forma tonda e al movimento. Partecipa alla Biennale con Altair. La scultura, realizzata in legno di cedro e alluminio spazzolato, è concepita come un'opera interattiva e dinamica, in cui il movimento diventa elemento centrale della composizione. Altair invita lo spettatore a intervenire fisicamente sull'opera, trasformandolo da osservatore a fruitore attivo. La combinazione di materiali naturali e industriali genera un equilibrio tra calore e rigore formale. La forma circolare suggerisce continuità, rotazione e dialogo costante con lo spazio.

Pennati Andrea (COD. 87)

Andrea Pennati nasce nel 1967 e vive a Muggiò. La sua ricerca pittorica è orientata all'astrazione e indaga i temi della luce, dello spazio e dell'energia della materia. Dopo un percorso iniziale autodidatta, approfondisce la propria formazione all'Accademia di Nova Milanese. Partecipa alla Biennale con Crisalide, Esperienza spazio temporale di un'ora, Composizione aurea, Landscape (lago incantato) e Senza titolo.

Crisalide evoca un momento di passaggio e trasformazione, suggerendo uno stato sospeso e introspettivo.
Esperienza spazio temporale di un'ora riflette sul rapporto tra tempo e percezione, ispirandosi alla ricerca sulla luce e allo spazialismo e surrealismo astratto del Novecento. Composizione aurea interpreta la sezione aurea come principio dinamico, coinvolgendo lo sguardo in un movimento rotatorio e instabile. Landscape (lago incantato) trasforma il paesaggio in una visione interiore, poetica e contemplativa. Senza titolo affida il senso dell'opera al dialogo diretto tra colore, energia e osservatore, lasciando aperta ogni interpretazione.

Piaser Egle (COD. 89)

Egle Piaser nasce nel 1965 e vive a Conegliano. La sua pittura si concentra sul tema floreale, interpretato come metafora della memoria, del tempo e della trasformazione della vita. Le sue opere uniscono sensibilità contemporanea e tradizione, creando immagini poetiche e contemplative. Partecipa alla Biennale con Flavia, Ilaria e Teresa.

Flavia presenta un bouquet di rose dai toni delicati sospese su uno sfondo blu-grigio, evocando il dialogo tra stabilità e movimento e suggerendo il passaggio del tempo e la fragilità della bellezza. Ilaria mostra grandi fiori rosati immersi in un intreccio di foglie e boccioli chiari, trasmettendo vitalità, equilibrio naturale e una sensazione di crescita continua. Teresa rappresenta una struttura floreale verticale in cui grandi fiori rosa e piccoli fiori bianchi dialogano, suggerendo il rapporto tra ordine e disgregazione, permanenza e caducità. Ogni opera porta il nome di una santa o beata, trasformando il bouquet in un omaggio simbolico e un dono postumo, un gesto di gratitudine e memoria: un bouquet nuziale mai ricevuto, ma offerto idealmente come segno di riconoscimento e di rispetto.

Piatto Vincenzo (COD. 90)

Vincenzo Piatto nasce nel 1965 e vive a Casaluce. Partecipa alla Biennale con Nuova primavera, un dipinto realizzato nel 2020 con olio su tela. L'opera riflette un periodo storico da non dimenticare e il desiderio di rinascere dopo l'incubo del Covid, trasmettendo un segnale di speranza e di consapevolezza personale. La pittura diventa un simbolo di rinascita e miglioramento, un invito a guardare oltre le difficoltà con fiducia.

Picech Minetti Tiziana (COD. 91)

Tiziana Picech Minetti nasce nel 1969 e vive a Bellagio. Partecipa alla Biennale con Emerald, Opal e Tanzanite. Emerald è un'esplosione di vitalità con pennellate gestuali e dinamiche che creano un ritmo vibrante e contrasti intensi tra tensione e armonia, invitando lo sguardo a esplorare la profondità della composizione astratta. Opal sviluppa un dialogo di forze contrapposte, con ampie pennellate alternate a segni incisivi, trasformando il colore in energia visiva e movimento. Tanzanite cattura l'energia di un istante sospeso attraverso flussi cromatici, sovrapposizioni e contrasti luminosi, in un equilibrio tra spontaneità e controllo compositivo. Le opere riflettono il forte temperamento dell'artista e la sua capacità di trasformare colore, istinto e vibrazione in un linguaggio visivo potente e dinamico.

Piva Franco (COD. 92)

Franco Piva, nato a Senago nel 1955, partecipa alla Biennale con cinque opere: Le ricamatrici di Burano, La panchina rossa, Polvere (Gaza), Stupore a Burano e Sguardo al futuro… Diletta e Nora. Le opere esplorano temi legati alla vita quotidiana, alla memoria, al paesaggio e alla condizione umana, alternando momenti di intimità e riflessione sociale. Il lavoro di Piva mette in luce la sensibilità verso storie personali e collettive, la bellezza dei gesti semplici e il senso di meraviglia, offrendo allo spettatore uno sguardo attento sia sul mondo vicino sia su contesti più lontani e problematici.

Pozzatello Milena (COD. 93)

Milena Pozzatello nasce nel 2002 e vive a Varese. Partecipa alla Biennale cinque opere: LIZ; INDIMENTICABILE; Oltre lo sguardo e INCONSAPEVOLEZZA DELL'INCONSCIO. I suoi dipinti esplorano il fascino e la complessità del mondo femminile nell'arte cinematografica, celebrando figure iconiche e indimenticabili, e indagano temi di equilibrio interiore, determinazione e introspezione. L'artista riflette inoltre sulla tradizione artistica classica, rendendo omaggio a grandi maestri come Caravaggio, con attenzione al dettaglio emotivo e alla forza espressiva dei soggetti.

Proserpi Alice (COD. 94)

Alice Proserpi, nata a Cassago Brianza nel 1986, partecipa alla Biennale con un progetto che esplora il legame tra anima, inconscio e tempo. Alla Biennale espone tre opere: Trame; Trame (2025); Time of the Soul #4 e Oltre.

Trame (2025), trittico in mix media, rivela un movimento invisibile e costante che agisce anche quando tutto sembra fermo, con toni blu-grigio, riflessi argentati e tocchi di garanza che evocano un'energia fluida e sotterranea. Time of the Soul #4 (2025), quadro in mix media, raffigura i cerchi come anime che si muovono in un tempo altro, oltre l'inconscio, con l'oro che evoca dimensioni oltre la percezione umana e una linea bianca che traccia un legame segreto verso l'oltre. Il tempo dell'anima esiste oltre la misurazione convenzionale del tempo umano.

Oltre (2024), trittico in mix media, guida lo sguardo in un movimento ascensionale: cerchi argentati e segni verticali evocano tensione e leggerezza, trasformando la composizione in una traiettoria verso la luce e la trascendenza.

Randi Silvia (COD. 95)

Silvia Randi, nata a Lesignano De' Bagni nel 1957, partecipa alla Biennale con due opere: Trame del Tempo e Cucchiai in attesa. In Trame del Tempo (2024), acrilico su tavola, si indaga il profondo legame tra l'uomo, il lavoro manuale e la memoria. Attraverso una composizione essenziale e un linguaggio visivo intimo, l'opera eleva oggetti quotidiani e strumenti di un'arte antica – il fuso e il rocchetto di filo – a simboli di un'eredità culturale inestimabile. La presenza della conchiglia, simbolo di origine e di viaggio, introduce un elemento di natura primordiale, collegando l'ingegno umano all'essenza stessa della vita e della sua evoluzione. In Cucchiai in attesa (2024), l'artista cattura la silenziosa dignità di oggetti umili e quotidiani: quattro utensili in legno, appoggiati su un tavolo in penombra. Attraverso la tecnica della pittura ad acrilico su tavola, l'artista esplora la bellezza intrinseca e spesso trascurata degli strumenti che permeano le nostre vite domestiche. Non sono semplici oggetti; sono testimoni silenti di innumerevoli pasti preparati, di gesti ripetuti, di momenti condivisi intorno al focolare.

Renna Salvatore (COD. 96)

Salvatore Renna, nato a Porto Sant'Elpidio nel 1992, partecipa alla Biennale con Fatti di stelle e All'unisono (2025), opere realizzate in acrilico e inchiostro su crilex bianco. Fatti di stelle racconta un abbraccio ai confini dell'universo. In alto, due corpi satelliti si osservano in un fragile equilibrio, attratti e distanti, mentre una nebulosa squarcia il cielo con colori intensi. In basso, tra nubi leggere, due manichini si stringono in un gesto intimo ed essenziale. Senza volto ma carichi di significato, incarnano fragilità e bisogno. Non è solo un richiamo alle origini cosmiche, ma la ricerca di calore, senso e appartenenza nell'infinito. All'unisono è un'opera che nasce da una domanda: cosa ci attrae, quale forza ci tiene legati come astri nello spazio? Il dipinto nasce da questa domanda silenziosa. Su un cielo blu profondo, inciso da una nebulosa dai riflessi violacei e rossastri, fluttua un corpo roccioso che ricorda due figure fuse in un abbraccio. La sua forma e il colore rosso vivo evocano un cuore pulsante. Sulla sommità, due minuscoli manichini si stringono, illuminati dal bagliore di due lune che danzano, attratte l'una dall'altra.

Rinaldi Mariella (COD. 97)

Mariella Rinaldi, nata a Ballabio nel 1969, partecipa alla Biennale con una selezione di opere appartenenti alla serie MilanoCortina2026, un ciclo pittorico di matrice Neo Pop dedicato ai Giochi Olimpici Invernali del 2026. Attraverso l'uso di acrilici e foglia d'oro, l'artista rilegge alcune delle più iconiche immagini della storia dell'arte – da Vermeer a Leonardo da Vinci – trasportandole in un immaginario contemporaneo in cui sport, cultura pop e simboli mediatici convivono in un linguaggio visivo vibrante e immediato. Opere come Ragazza con turbante e Sci, La Gioconda e Snowboard e Dama con Ermellino e Hockey su Ghiaccio fondono memoria storica e visione attuale, inserendo figure celebri in contesti olimpici animati da personaggi iconici e riferimenti alla cultura globale. La pittura di Rinaldi si distingue per l'intensità cromatica, l'alternanza di segni decorativi e una luminosità che diventa metafora di resilienza e trasformazione. Il suo lavoro costruisce un dialogo tra passato e presente, tra arte colta e immaginario popolare, offrendo allo spettatore una riflessione sul valore simbolico delle immagini e sulla loro capacità di rinnovarsi nel tempo.

Roncelli Mirko (COD. 98)

Mirko Roncelli nasce nel 1957 e vive a Villa d'Almè. Partecipa alla Biennale con Questa nostra realtà (2024), un'opera informale che si presenta come una stratificazione emotiva intensa e profonda. La composizione è attraversata da grandi campiture chiare che emergono da un fondo scuro e materico, creando un forte contrasto visivo e simbolico. Macchie e segni cromatici interrompono la superficie come tracce di esperienze vissute e memorie interiori. L'opera rimanda a tensioni, desideri e stati emotivi che appartengono all'esperienza umana condivisa. Il linguaggio astratto diventa così veicolo di una riflessione esistenziale sulla condizione contemporanea. Il lavoro invita lo spettatore a confrontarsi con la propria interiorità, lasciandosi coinvolgere da una dimensione emotiva e spirituale intensa. La ricerca di Roncelli si fonda su un dialogo costante tra materia, gesto e sentimento.

Rovaldi Cristina (COD. 99)

Cristina Rovaldi nasce nel 1965 e vive in provincia di Imperia. Si laurea in Pittura all'Accademia Lingustica di Belle Arti di Genova. Dagli anni '90 affianca il lavoro di docente di discipline pittoriche a quello di acquerellista e decoratrice murale. Partecipa alla Biennale con l'opera Through 1 – pomeriggio (2020), la composizione si presenta come un'esperienza immersiva in cui la calura estiva non è solo evocata, ma assorbita nella materia dell'immagine. L'atmosfera, densa e vibrante, agisce come uno spazio in cui la figura umana si trasforma, perdendo progressivamente definizione fino a integrarsi con il paesaggio.

Russo Aeden (COD. 100)

Aeden Russo nasce a Quarto nel 2002. Artista visivo e autore, Aeden Russo sviluppa una ricerca che intreccia poesia, illustrazione e linguaggi digitali. Alla Biennale espone Memorie di sangue; M.A.R.I.A. - Magici aromi rivivono in arte e Ode of the Heartbroken III. Memorie di sangue rappresenta l'essere donna come atto di coraggio quotidiano. Troppo spesso lo sguardo altrui trasforma il corpo in preda, cancella l'identità per saziare una fame cieca e insaziabile. Queste sono memorie di sangue, ferite ereditate, tramandate da una generazione all'altra come cicatrici invisibili. Sta a noi riconoscerne il peso, raccontarlo, e impegnarci a non perpetuarlo. M.A.R.I.A. - Magici aromi rivivono in arte parla di una nonna che non ha mai smesso di cucinare per la sua famiglia, sempre con le mani in un impasto o in qualche intruglio magico. È la storia di una donna che assaggiava il latte nel pentolino bagnandosi il dito, e che diceva una parolaccia solo quando non avevi fame. Ode all'amore, all'arte della cucina, alla tradizione famigliare. Il trittico Ode of the Heartbroken riassume la raccolta di poesie 'Chi viene e chi va' in tre scene – solitudine, completezza, idolatria; la terza stampa è un omaggio alla persona che l'artista ha amato, una versione idilliaca e idolatrata. Rappresenta l'amore immaturo, adolescenziale, di chi ha vissuto poche ma importanti esperienze, e deve ancora imparare a lasciarle andare.

Savinova Tatiana (COD. 102)

Tatiana Savinova nasce nel 1973 e vive a Sondrio. Partecipa alla Biennale con Baita sul prato, La casetta della zia e Santuario della Madonna della Pace all'Alpe Prabello. La sua ricerca pittorica si concentra sul paesaggio, osservato come spazio di quiete e contemplazione. Baita sul prato raffigura una piccola baita immersa in un prato verde e fiorito, circondata da colline, alberi e montagne sullo sfondo. I colori caldi e naturali e il cielo chiaro trasmettono una sensazione di tranquillità e serenità. La casetta della zia raffigura il paesaggio montano, avvolto nella nebbia e nei colori caldi dell'autunno, creando un'atmosfera serena e contemplativa. La casetta in pietra suggerisce una vita semplice e armoniosa a contatto con la natura. Santuario della Madonna della Pace all'Alpe Prabello trasmette un senso di silenzio e contemplazione. Il santuario appare come un rifugio tra la solidità della terra e il cielo sfumato, mentre la nebbia che cela le vette aggiunge mistero e spiritualità.

Scalera Claudia (COD. 103)

Claudia Scalera nasce nel 1953 e vive a Cernusco sul Naviglio (MI). Partecipa alla Biennale con La dignità della valvola e Pensieri segreti. La sua ricerca artistica indaga la dimensione emotiva e relazionale dell'essere umano attraverso volti in rilievo e materiali materici. La dignità della valvola rappresenta il ruolo delicato dell'ascolto e dello scambio emotivo, che mantiene valore solo se vissuto in modo reciproco e consapevole. Pensieri segreti mostra un volto velato, simbolo di interiorità e di emozioni taciute, accentuate dal contrasto tra luce e ombra. Attiva dal 2012, anno del primo premio al concorso Contesteco di Roma, ha esposto in sedi prestigiose in Italia e all'estero, tra cui Venezia, Milano, Torino e New York.

Scalzotto Luciano (COD. 104)

Luciano Scalzotto nasce nel 1946 a Castenedolo, nel bresciano. Partecipa alla Biennale con Il malinconico canto della sirena morente, Il grido del vento e Fragilità nascosta. La scultura è per lui una scelta istintiva e il mezzo privilegiato per restituire l'uomo con le sue tensioni, i suoi timori e le sue speranze. Il malinconico canto della sirena morente unisce grazia neoclassica e mistero arcaico, con lo sguardo rivolto all'infinito. Il grido del vento fonde in un'unica forma bronzea il volto femminile e l'impeto del cavallo, simbolo della forza naturale. Fragilità nascosta racconta la vulnerabilità umana attraverso una figura femminile colta tra desiderio di esporsi e bisogno di protezione.

Scetti Lorenzo (COD. 105)

Lorenzo Scetti nasce nel 1961 e vive a Lecco. Partecipa alla Biennale con L'attesa e Brothers, entrambe realizzate nel 2025 a olio su tela. La sua pittura si concentra su scene di vita quotidiana cariche di intimità e silenzio emotivo. In L'attesa la figura si raccoglie nella contemplazione della natura circostante, in un tempo sospeso e introspettivo. Brothers ritrae due fratelli che giocano in un piccolo parco, appoggiati a uno scivolo giallo, evocando il legame semplice e profondo dell'infanzia. Attraverso immagini essenziali, l'artista indaga l'affettività e la memoria. Le sue opere invitano a una visione lenta e partecipe.

Sciartilli Antonino (COD. 107)

Antonino Sciartilli nasce nel 1959 a Castiglione Messer Marino (CH) e vive a Monza. Partecipa alla Biennale con La sedia rossa, Il riposo dopo la fatica e Meditazione. Autodidatta, lavora principalmente con acrilico su tavola, ispirandosi all'Impressionismo e all'Espressionismo del Novecento. La sedia rossa ritrae una giovane donna seduta, colta in uno sguardo malinconico verso il paesaggio montano delle origini. Il riposo dopo la fatica mostra due ragazzi addormentati, simbolo della dignità del lavoro e della quiete ritrovata. Meditazione è ambientata in un tempio orientale, dove la concentrazione interiore diventa palpabile.

Sehnsucht Thoma (COD. 108)

Thoma Sehnsucht nasce nel 1980 e vive a Bressanone. Vive e lavora in Italia ma, conosciuto solo con lo pseudonimo THOMA SEHNSUCHT, sceglie di rimanere anonimo. Partecipa alla Biennale con Be Fruitful and Multiply I, III e IV. La sua ricerca artistica esplora lo spazio liminale tra vita e morte, concentrandosi su ciò che accade all'interno della cornice dell'opera. La serie Be Fruitful and Multiply indaga la vita come forza di proliferazione, non come intervento divino, ma come esito del caos, dell'istinto e dell'imprevedibilità. I disegni a inchiostro acrilico su carta di cotone evocano un processo organico e primordiale. Il tempo appare sospeso, inquieto, destinato a dissolversi. Le opere invitano a una riflessione profonda sulla natura transitoria dell'esistenza.

Spanò Antonella (COD. 110)

Antonella Spanò nasce nel 1966 e vive in provincia di Milano. Partecipa alla Biennale con Panni stesi sulle rovine, opera astratta realizzata con acrilico, spugna e spatola. La sua pittura, iniziata intensamente dal 2021, spazia dall'astrattismo ai paesaggi, utilizzando tela, cartone e legno. Panni stesi sulle rovine rappresenta scene di vita sulle rovine di Gaza, evocando fragilità e resilienza. Antonella definisce il dipingere come una "terapia dell'anima", espressione profonda della sua ricerca interiore.

Sroka Paulina (COD. 111)

Paulina Lidia Sroka nasce nel 1980 e vive tra il Gargano e la Polonia. Partecipa alla Biennale con Agonia senza voce e Profil. La sua pittura e grafica d'arte esplorano il rapporto tra corpo, natura e memoria collettiva, con attenzione alla sperimentazione cromatica e all'uso di materiali naturali. Agonia senza voce rappresenta le vittime della guerra, bambini appesi al cielo come simboli innocenti di vite spezzate, evocando un dolore collettivo silenzioso. Un urlo nel silenzio, un dipinto di sofferenza invisibile, una testimonianza della crudeltà umana e del suo perpetuo eco. Profil ritrae Un corpo maschile frammentato, inquadrato nelle sole gambe. Tra contrasti cromatici e forme nette, l'immagine sottrae il volto per raccontare un'identità attraverso la fisicità essenziale, carica di tensione e movimento. Accanto alla produzione artistica, conduce laboratori educativi e collabora in ambito scenografico. Le sue opere uniscono impatto visivo e riflessione etica, invitando a meditare sulle fragilità umane.

Tagliabue Stefania (COD. 113)

Stefania Tagliabue nasce nel 1966 e vive a Domodossola. Partecipa alla Biennale con Comunque con te!, Guardami! e Abbandono. La sua tecnica prediletta è la pirografia su legno antico, arricchita con colori acrilici e foglia oro, con grande attenzione alle imperfezioni e alla storia del supporto. Comunque con te! unisce immagine spirituale e concretezza del legno, giocando su sfumature cromatiche e contrasti tra candore e colore. In Guardami! pochi tratti di colore e chiazze di foglia d'oro rifiniscono e definiscono il viso di una donna sensuale e padrona della sua vita, ma soprattutto fiera e libera di presentarsi al mondo scarmigliata e assorta, libera di dire a chiunque: Guardami! Abbandono mostra un corpo femminile in posa morbida e rilassata, il capo è reclinato e un braccio morbidamente adagiato in direzione dello spettatore, come per porgere un muto e sensuale invito. La forma del supporto, recuperato in una vecchia baita, non ha subìto modifiche e segue la curva dei fianchi della sconosciuta, quasi ad adattare la rigidità del legno antico alla morbidezza del corpo addormentato.

Taiana Jo (COD. 114)

Jo Taiana nasce nel 1944 e vive a Como. Ha studiato mosaico e affresco a Ravenna e si è diplomata all'Accademia di Brera in Artefici, Nudo e Arte Visiva. La sua ricerca unisce tradizione tecnica e narrazione contemporanea. Partecipa alla Biennale con Lazarus 2 e Lazarus 3. La sua produzione artistica include altorilievi in terracotta, cotone e gesso su tavola, con soggetti ispirati a scene religiose e bibliche. Lazarus 2 e Lazarus 3 rappresentano Lazzaro chiamato da Gesù, che esce dal sepolcro avvolto dalle bende, simbolo del miracolo divino.

Tavola Felice (COD. 115)

Felice Tavola nasce nel 1950 e vive a Calolziocorte. Partecipa alla Biennale con Il principe e la sinfonia del cuore – Antoine de Saint-Exupéry, Ab Altiora e Il visconte dimezzato – di Italo Calvino. La sua ricerca si sviluppa con opere miste e polimateriche, unendo materiali diversi per creare composizioni simboliche e narrative. Il principe e la sinfonia del cuore raffigura il cuore del principe raffigurato da un liuto che accompagna dolcemente l'uomo pieno di decorazioni. Ab Altiora esprime la tensione verso l'alto e l'unione con lo Spirito del Creatore. Il visconte dimezzato rappresenta il visconte che torna dal combattimento, ridotto a metà, ma che continua a vivere nonostante la ferita. Anche frammentato, non perde il suo rango, anzi ne esalta la forza e la resilienza.

Temil Algida (COD. 116)

Algida Temil nasce nel 1959 e vive in provincia di Udine. Autodidatta, sviluppa uno stile personale che imprime sulle tele emozioni intime. Partecipa alla Biennale con le opere Eos, Meta utopica e Oasi onirica. Eos rappresenta il momento in cui la notte cede al giorno: una figura femminile siede davanti al sole nascente, simbolo di attesa e forza interiore. Meta utopica mostra una donna sulla spiaggia di notte, in un dialogo silenzioso con la luna, tra mare e cielo fusi in un unico spazio sospeso. Oasi onirica ritrae due figure sulla riva, immerse in intimità e sogno, dove luce e calore creano una quiete luminosa.

Tornincasa Salvatore (COD. 117)

Salvatore Tornincasa nasce a S. Cipriano d'Aversa nel 1962 e vive nella stessa città. Laureato in architettura con specializzazione in Disegno Industriale, sviluppa un linguaggio pittorico legato all'astrattismo, concentrandosi sul mare e la sua fauna, trasformati in spazi onirici carichi di energia. Partecipa alla Biennale con le opere Rosso 1 e Rosso 2. Rosso 1 mostra un mare immaginario dove la vita ittica pullula di energia, mentre Rosso 2, unisce astratto e richiami figurativi in grande movimento e vitalità.

Trapanese Fiorentino (COD. 118)

Fiorentino Trapanese nasce a Pignola nel 1948 e vive nella stessa città. Autodidatta, inizia la sua formazione artistica nel 1964 sotto la guida del pittore Vincenzo Claps. Partecipa alla Biennale con l'opera L'ultima attesa, un olio su tela che riflette sulla solitudine, sull'attesa e sul senso profondo della vita anche di fronte al tramonto dell'energia vitale. La solitudine assopisce l'anima, intorbidisce l'esistenza, ma inebria i ricordi. Tuttavia, mai il fermento della vita smette di pulsare, anche di fronte alla consapevolezza di aver esaurito ogni vigore, ogni ardore, tutti quei fattori che hanno caratterizzato l'ebbrezza della vita. Ormai, solo l'attesa alimenta l'esistenza. Essa è l'ultima fedele compagna della vita. Nessuno potrà evitare di vivere con intensità e serenità l'essenza che sorregge e corrobora il consapevole oblio di un inesorabile tramonto. Trapanese è presente nell'ambito artistico nazionale e internazionale, con mostre in città italiane come Matera, Firenze, Roma e Napoli, e all'estero a Zurigo, Cracovia, Pechino e Parigi.

Trussoni Valentina (COD. 119)

Valentina Trussoni nasce nel 1980 e vive a Morbegno. Artista autodidatta, lavora principalmente con acrilico su tela, esplorando colore, forme e simbolismo. La sua arte riflette creatività, libertà e passione. Ha esposto a Chiavenna fin dal 2009, partecipando a eventi come "Percorsi d'Arte", "Gigart" e "Chiavenna è Arte" dal 2023. Partecipa alla Biennale con l'opera Ecovisiòn (2007), che rappresenta un percorso interiore di conoscenza di sé, rinascita e apertura verso una nuova vita, fondendo simbolicamente natura e uomo in un abbraccio.

Turetta Andrea (COD. 120)

Andrea Turetta nasce nel 1987 e vive a Latina nel 1987. Artista contemporaneo, lavora principalmente con gouache su tela, esplorando la fragilità, le relazioni e il tempo nelle sue opere. Partecipa alla Biennale con In-Esistenze (2025), un'opera in cui mani e presenze incorporee simboleggiano l'interazione tra passato, presente e futuro, e l'amore come scelta consapevole tra vulnerabilità e imperfezione. Le mani si sfiorano, un sussurro, un simbolo che trascende lo spazio e il tempo. Si percepiscono, ma lei è incorporea, svanisce nella sua fragile essenza. Tre altre mani li cingono e li influenzano: un ricordo, un momento, un sogno: il passato li avvolge con una stretta, il presente li opprime, la promessa del futuro dal tocco leggero. Amare è una scelta costante: essere vulnerabili, imperfetti, nonostante tutto, insieme.

Valmadre Dino (COD. 121)

Dino Valmadre nasce nel1954 e vive in Grosio. Artista contemporaneo, lavora principalmente con olio su tela. Partecipa alla Biennale con Cartografia dell'invisibile (2025), un'opera minimalista in cui la materia pittorica parla da sé, senza bisogno di spiegazioni. La sua ricerca artistica privilegia la suggestione e l'immediatezza del gesto pittorico, creando connessioni tra visibile e invisibile.

Viola Paolo (COD. 122)

Paolo Viola nasce nel 1957 e vive ad Asti. Artista contemporaneo, lavora con olio su tavole, sagome di legno e inserti in metallo. Partecipa alla Biennale con Il coniglietto e gli scarponi da sci (2025), un'opera composta da tre tavole lignee che raffigurano un paesaggio innevato con alberi le cui sagome proiettano ombre sulla neve. Un coniglietto osserva curiosamente una coppia di scarponi da sci, creando un dettaglio vivo e narrativo all'interno della scena immobile. L'opera esplora la relazione tra natura, oggetti e presenza narrativa, con un linguaggio scenografico originale.

Zabatti Immacolata (COD. 123)

Immacolata Zabatti nasce nel 1962, vive a Grottaglia in provincia di Brindisi. Artista contemporanea, lavora principalmente con acrilico su tela. Partecipa alla Biennale con Nella luce… (2018), un'opera che cattura un lampo di luce come simbolo di speranza insieme alla rappresentazione degli ulivi secolari secondo uno stile personale, influenzato dal surrealismo. La sua ricerca artistica alterna figurativismo e astrattismo, influenzata dal surrealismo. Privilegia la creatività e l'espressività informale, con attenzione alla luce e alla percezione emotiva.

Zatta Consuelo (COD. 124)

Consuelo Zatta nasce nel 1973 e vive e lavora a Massa. Dopo la formazione all'Accademia di Belle Arti di Carrara, sezione scultura, sviluppa una ricerca artistica centrata sulla figura umana e sul racconto dell'intimità quotidiana, utilizzando materiali diversi come carta, plastica, resina, ferro e terracotta. Partecipa alla Biennale con Riflessioni in vasca (2023) e A Passeggio (2023). Riflessioni in vasca è un'opera che racconta un tempo sospeso, intimo. Il corpo, raccolto e silenzioso, si fa spazio di ascolto interiore. Tra l'acqua galleggia una barchetta di carta: fragile, provvisoria, portatrice di pensieri e desideri. È un viaggio minimo, immobile, che non cerca mete lontane ma attraversa la profondità della mente. La vasca diventa così luogo di intime riflessioni. A Passeggio racconta un cammino che va oltre il semplice movimento. La figura avanza con passo aperto e leggermente instabile, mentre il cane guida con naturalezza e curiosità. Il passeggio diventa spazio di relazione, di ascolto reciproco e adattamento. Non è solo uno spostamento fisico, ma un tempo condiviso, in cui due presenze diverse trovano equilibrio nel procedere insieme.

Cacucciolo Marcella (COD. 125)

Marcella Cacucciolo, artista digitale nota come EllaMarc LAB, nasce nel 1973 e risiede in provincia di Bari. In Biennale presenta Breath (2025), un'opera che indaga il momento originario di ogni sfida: il respiro che precede il movimento, la luce che si espande dal centro come energia vitale, evocando concentrazione, presenza e forza silenziosa. Attraverso linee luminose e stratificazioni cromatiche, l'artista trasforma un gesto invisibile in esperienza sensoriale e contemplativa, catturando l'istante in cui l'idea si fa gesto e il limite si trasforma in possibilità. 

Carcano Daniela (COD. 128)

Daniela Carcano nasce nel 1955 e vive a Cinisello Balsamo. Con formazione in Grafica Pubblicitaria, sviluppa un linguaggio espressivo da lei definito "figurativo emozionale" e dunque centrato sull'empatia e sulle percezioni interiori. Alla Biennale presenta Compassione (2025), opera a inchiostro e pastelli che mette in scena una figura femminile raccolta su se stessa, circondata da mani che confortano e da sguardi estranei e distaccati. Il lavoro esplora la duplice natura della compassione, sospesa tra bisogno di sostegno e indifferenza del mondo, invitando a riflettere sulla necessità di connessione umana.

Barnia Eleonora (COD. 129)

Eleonora Barnia nasce a Roma nel 1978, dove si forma all'Accademia di Belle Arti. Alla pratica artistica affianca l'attività didattica come docente di Disegno e Storia dell'Arte. In Biennale presenta L'attesa – Il peso dell'assenza (2020), un acrilico su tela che riflette sulla dimensione sospesa che precede l'atto creativo. L'opera restituisce un tempo silenzioso e carico di tensione, in cui l'assenza diventa spazio fertile, soglia emotiva e mentale da cui può nascere l'immagine.

Ionfrida Gabriele (COD. 130)

Gabriele Ionfrida nasce nel 1974 e vive a Milano. La sua ricerca artistica unisce rigore tecnico e introspezione emotiva, concentrandosi sul volto umano come spazio di memoria, identità e tensione interiore. Alla Biennale partecipa con Rosa Genoni – Ritratto in ascolto. Il ritratto rende omaggio a Rosa Genoni, protagonista dell'emancipazione femminile e pioniera del Made in Italy. Realizzato a carboncino su tela, unisce essenzialità e intensità espressiva, su una superficie materica che diventa paesaggio emotivo. Lo sguardo, consapevole e attuale, restituisce la presenza viva di una donna capace di trasformare il proprio tempo. L'opera mira a riportarla nel presente, sottraendola alla celebrazione statica, come figura reale e complessa.

Coniglio Guido (COD. 131)

Guido Coniglio nasce nel 1980 a Locri, vive e lavora in Calabria. Alla Biennale presenta Volo pandemico di una menade farfalla e L'incertezza del viaggio è il suo fascino (entrambe 2025), opere in cui il mito e la metafora diventano strumenti di analisi del presente. In Volo pandemico, una menade trasportata su un'imbarcazione volante evoca il disordine pandemico, mentre la maschera medievale da medico-stregone che le copre il volto richiama sottilmente il contagio; lo sfondo stellato e la luce di un promontorio guidano lo sguardo verso la riva, simbolo di speranza. In L'incertezza del viaggio, il protagonista è un moderno Ulisse. Il viaggiatore esplora l'ignoto senza perdere il legame con le proprie radici, rappresentate dall'albero ancorato alla roccia. L'opera riflette il viaggio come percorso metafisico, dove l'incertezza diventa parte della scoperta e le difficoltà quotidiane strumenti di bellezza.

Pascarella Mara (COD. 132)

Mara Pascarella nata nel 1990 vive a Brescia. Dal 2023 insegna Anatomia Artistica presso LABA Brescia e i suoi lavori sono presenti in collezioni permanenti e musei. Partecipa alla Biennale con l'opera Lignea (2025), nata dall'osservazione delle trame vegetali e delle snodature del legno, sospinta dal desiderio di restituirne la forza intrinseca. Le venature delle foglie, impresse sulla superficie e valorizzate da tonalità brune, evocano la vitalità della materia, rivelando un intreccio organico che custodisce memoria e trasformazione. Affiorando come impronte, queste trame vegetali suggeriscono una percezione quasi tattile, infondendo nuova energia alla composizione. Al centro, una fascina di rami intrecciati diventa fulcro visivo: traccia viva del tempo, simbolo di resilienza e rigenerazione. Pittura, matrici e stampa dialogano con gli elementi naturali, esaltandone peculiarità, rilievi e texture. La materia non è un semplice supporto, ma un organismo vivo che respira, vibra e comunica, restituendo un senso di tempo sospeso.